Musei e luoghi di interesse Urbino

Urbino

Palazzo Ducale e Galleria Nazionale delle Marche

Palazzo Ducale e Galleria Nazionale delle Marche

Domina con la sua imponente mole l’intero lato destro della Piazza Rinascimento e forma un angolo in cui è incastonata Piazza Duca Federico, ove sono gli ingressi principali. Massimo monumento della città, archetipo di dimora principesca non fortificata del Quattrocento, è una delle creazioni più alte dell’architettura italiana del Rinascimento. Iniziato da Luciano Laurana, vi lavorarono in seguito Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga.

Vi ha sede la ricca Galleria Nazionale delle Marche, che raccoglie opere di tutto il territorio regionale e di celebri artisti attivi presso la corte feltresca e roveresca, come Paolo Uccello, Piero della Francesca (Flagellazione di Cristo, Madonna di Senigallia), Luca Signorelli (Stendardo del Corpus Domini), Giusto di Gand, Pedro Berruguete, Raffaello (Ritratto di gentildonna), Tiziano, Federico Barocci. Grande interesse suscita l’enigmatica tavola con La città ideale. A piano terra è il Museo Archeologico Lapidario.

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Palazzo Ducale e Galleria Nazionale delle Marche


Domina con la sua imponente mole l’intero lato destro della Piazza Rinascimento e forma un angolo in cui è incastonata Piazza Duca Federico, ove sono gli ingressi principali. Massimo monumento della città, archetipo di dimora principesca non fortificata del Quattrocento, è una delle creazioni più alte dell’architettura italiana del Rinascimento. Iniziato da Luciano Laurana, vi lavorarono in seguito Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga.

Vi ha sede la ricca Galleria Nazionale delle Marche, che raccoglie opere di tutto il territorio regionale e di celebri artisti attivi presso la corte feltresca e roveresca, come Paolo Uccello, Piero della Francesca (Flagellazione di Cristo, Madonna di Senigallia), Luca Signorelli (Stendardo del Corpus Domini), Giusto di Gand, Pedro Berruguete, Raffaello (Ritratto di gentildonna), Tiziano, Federico Barocci. Grande interesse suscita l’enigmatica tavola con La città ideale. A piano terra è il Museo Archeologico Lapidario.


Duomo

Duomo

Edificato da Federico da Montefeltro, su disegno di Francesco di Giorgio Martini e completato da Muzio Oddi nel 1604, fu interamente ricostruito in forme neoclassiche da Giuseppe Valadier dopo il terremoto del 1789. Nel vasto interno si segnalano opere del Maratta, del Ridolfi e, nella Cappella del Sacramento, Ultima cena, uno dei massimi capolavori di Federico Barocci.

 

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Duomo


Edificato da Federico da Montefeltro, su disegno di Francesco di Giorgio Martini e completato da Muzio Oddi nel 1604, fu interamente ricostruito in forme neoclassiche da Giuseppe Valadier dopo il terremoto del 1789. Nel vasto interno si segnalano opere del Maratta, del Ridolfi e, nella Cappella del Sacramento, Ultima cena, uno dei massimi capolavori di Federico Barocci.

 


Museo Diocesano Albani e Oratorio della Grotta

Museo Diocesano Albani e Oratorio della Grotta

Annesso al Duomo, raccoglie oggetti d’arte di grande pregio: dipinti, sculture, paramenti, testi sacri miniati. Comprende la visita all’Oratorio della Grotta, già cripte del Duomo, in cui è il Cristo morto di Giovanni Bandini (1597).

 

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Museo Diocesano Albani e Oratorio della Grotta


Annesso al Duomo, raccoglie oggetti d’arte di grande pregio: dipinti, sculture, paramenti, testi sacri miniati. Comprende la visita all’Oratorio della Grotta, già cripte del Duomo, in cui è il Cristo morto di Giovanni Bandini (1597).

 


Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

Chiesa gotica in laterizi risalente al 1362-65, con interno rifatto nel sec. XVIII, si caratterizza per un elegante protiro in pietra di Maso di Bartolomeo del 1455, nella cui lunetta è la copia esatta di un rilievo di Luca Della Robbia (l’originale è conservato nella Galleria Nazionale delle Marche).

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Chiesa di San Domenico


Chiesa gotica in laterizi risalente al 1362-65, con interno rifatto nel sec. XVIII, si caratterizza per un elegante protiro in pietra di Maso di Bartolomeo del 1455, nella cui lunetta è la copia esatta di un rilievo di Luca Della Robbia (l’originale è conservato nella Galleria Nazionale delle Marche).


Chiesa di San Francesco

Chiesa di San Francesco

Chiesa di origine medioevale, conserva della primitiva costruzione il portico e il campanile cuspidato. Nell’interno, ristrutturato nel Settecento, all’altare maggiore è il Perdono di Assisi di Federico Barocci. Vi sono le pietre tombali dei genitori di Raffaello, Giovanni Santi e Màgia Ciarla.

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Chiesa di San Francesco


Chiesa di origine medioevale, conserva della primitiva costruzione il portico e il campanile cuspidato. Nell’interno, ristrutturato nel Settecento, all’altare maggiore è il Perdono di Assisi di Federico Barocci. Vi sono le pietre tombali dei genitori di Raffaello, Giovanni Santi e Màgia Ciarla.


Rampa Elicoidale -Francesco di Giorgio Martini

Rampa Elicoidale -Francesco di Giorgio Martini

La rampa elicoidale che sale dal Mercatale fino al piano del Teatro, ai piedi dei Torricini, è stata disegnata e realizzata da Francesco di Giorgio Martini, il geniale architetto senese che l'ha concepita come strada di accesso alle scuderie ducali situate nella Data (l'imponente struttura realizzata a ridosso delle mura, attualmente in rovina e riconoscibile dalla lunga parete caratterizzata da alte e strette finestre arcuate). Dopo un lungo periodo di abbandono, la rampa è stata riaperta e riattivata con il restauro operato nel 1975-77 dall'architetto Giancarlo De Carlo.

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Rampa Elicoidale -Francesco di Giorgio Martini


La rampa elicoidale che sale dal Mercatale fino al piano del Teatro, ai piedi dei Torricini, è stata disegnata e realizzata da Francesco di Giorgio Martini, il geniale architetto senese che l'ha concepita come strada di accesso alle scuderie ducali situate nella Data (l'imponente struttura realizzata a ridosso delle mura, attualmente in rovina e riconoscibile dalla lunga parete caratterizzata da alte e strette finestre arcuate). Dopo un lungo periodo di abbandono, la rampa è stata riaperta e riattivata con il restauro operato nel 1975-77 dall'architetto Giancarlo De Carlo.


Casa natale di Raffaello e bottega di Giovanni Santi

Casa natale di Raffaello e bottega di Giovanni Santi

Tipico esempio di dimora borghese del Rinascimento. Nelle belle sale del primo piano si conservano dipinti, cimeli e stampe e un affresco (Madonna col Bambino) attribuito a Raffaello giovanissimo.

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Casa natale di Raffaello e bottega di Giovanni Santi


Tipico esempio di dimora borghese del Rinascimento. Nelle belle sale del primo piano si conservano dipinti, cimeli e stampe e un affresco (Madonna col Bambino) attribuito a Raffaello giovanissimo.


Oratorio di San Giovanni

Oratorio di San Giovanni

Fondato alla fine del Trecento (la facciata è imitazione neogotica moderna), ha al suo interno il ciclo di affreschi più pregevole della regione, in uno stile gotico fiorito tipicamente marchigiano. I fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da Sanseverino vi raffigurarono nel 1416 la vita di San Giovanni Battista, scandita in riquadri sulla parete destra e una grandiosa Crocifissione nella parete di fondo. A sinistra: due Madonne col Bambino di raffinatissima fattura.

 

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Oratorio di San Giovanni


Fondato alla fine del Trecento (la facciata è imitazione neogotica moderna), ha al suo interno il ciclo di affreschi più pregevole della regione, in uno stile gotico fiorito tipicamente marchigiano. I fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da Sanseverino vi raffigurarono nel 1416 la vita di San Giovanni Battista, scandita in riquadri sulla parete destra e una grandiosa Crocifissione nella parete di fondo. A sinistra: due Madonne col Bambino di raffinatissima fattura.

 


Ex Scuderie Ducali - La Data

Ex Scuderie Ducali - La Data

La Data di Urbino è quello che rimane delle antiche stalle ducali e insieme alla vicina Rampa elicoidale è opera dell'architetto senese Francesco Di Giorgio Martini costruite su volere del Duca Federico da Montefeltro, nel XV secolo, come parti collegate al nascente Palazzo Ducale.

L'ampio complesso architettonico che si affaccia su Piazza Mercatale, poteva contenere fino a 300 cavalli, la sala del maniscalco (raggiungibile dalla Rampa), le stanze per gli stallieri e il laboratorio.
Vide un lungo periodo di declino a causa degli interventi urbanistici dell'800 che la trasformarono in un grande contenitore di terra e detriti e con il passare del tempo vi crebbero alberi e piante. Da qui prese il nome con cui ancora oggi è conosciuta: Orto dell'abbondanza.

Il recupero di questo organismo edilizio, si deve all'intervento dell'architetto Giancarlo De Carlo che in una prima proposta progettuale lo destinava a mensa universitaria. Nell'ultimo progetto presentato nel 1998, la Data viene adibita a "osservatorio della Città" con l'intenzione di farla diventare un centro polifunzionale attrezzato di biblioteca, spazi espositivi e un centro studi multimediale.
Il lavoro di ristrutturazione è tuttora rimasto incompiuto; la Data è aperta in rare occasioni per eventi di natura culturale.

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Ex Scuderie Ducali - La Data


La Data di Urbino è quello che rimane delle antiche stalle ducali e insieme alla vicina Rampa elicoidale è opera dell'architetto senese Francesco Di Giorgio Martini costruite su volere del Duca Federico da Montefeltro, nel XV secolo, come parti collegate al nascente Palazzo Ducale.

L'ampio complesso architettonico che si affaccia su Piazza Mercatale, poteva contenere fino a 300 cavalli, la sala del maniscalco (raggiungibile dalla Rampa), le stanze per gli stallieri e il laboratorio.
Vide un lungo periodo di declino a causa degli interventi urbanistici dell'800 che la trasformarono in un grande contenitore di terra e detriti e con il passare del tempo vi crebbero alberi e piante. Da qui prese il nome con cui ancora oggi è conosciuta: Orto dell'abbondanza.

Il recupero di questo organismo edilizio, si deve all'intervento dell'architetto Giancarlo De Carlo che in una prima proposta progettuale lo destinava a mensa universitaria. Nell'ultimo progetto presentato nel 1998, la Data viene adibita a "osservatorio della Città" con l'intenzione di farla diventare un centro polifunzionale attrezzato di biblioteca, spazi espositivi e un centro studi multimediale.
Il lavoro di ristrutturazione è tuttora rimasto incompiuto; la Data è aperta in rare occasioni per eventi di natura culturale.


Oratorio di San Giuseppe

Oratorio di San Giuseppe

Elegante interno barocco (secc. XVII-XVIII). Racchiude un Presepio in stucco a grandezza naturale di Federico Brandani (1522).

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Oratorio di San Giuseppe


Elegante interno barocco (secc. XVII-XVIII). Racchiude un Presepio in stucco a grandezza naturale di Federico Brandani (1522).


Monastero di Santa Chiara

Monastero di Santa Chiara

La costruzione del monastero delle agostiniane è molto antica e risale al 1346, anche se si hanno notizie di una comunità religiosa già dalla fine del XII secolo.
Attigua ad esso sorge la chiesa conventuale di Santa Caterina, cui si accede attraverso un cinquecentesco portale sormontato da un'effigie scolpita della Santa titolare.
L'interno, ad aula unica con vlta a botte, è impreziosito da un solenne ed elegante altare maggiore realizzato con marmi policromi su cui troneggia un bellissimo bassorilievo in stucco dorato raffigurante il martirio di Santa Caerina d'Alessandria.
L'opera di pregevole fattura, anche se forse mortificata dalla doratura che è posteriore, si qualifica come frutto dell'attività tarda dello scultore urbinate Federico Brandani che l'eseguì intorno al 1570.
Negli altari laterali due tele di modesta qualità: San Michle fra i Santi Pietro e Barbara di Alfonso Patanazzie Santa Teresa e Santa Caterina di Girolamo Cialdieri.

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Monastero di Santa Chiara


La costruzione del monastero delle agostiniane è molto antica e risale al 1346, anche se si hanno notizie di una comunità religiosa già dalla fine del XII secolo.
Attigua ad esso sorge la chiesa conventuale di Santa Caterina, cui si accede attraverso un cinquecentesco portale sormontato da un'effigie scolpita della Santa titolare.
L'interno, ad aula unica con vlta a botte, è impreziosito da un solenne ed elegante altare maggiore realizzato con marmi policromi su cui troneggia un bellissimo bassorilievo in stucco dorato raffigurante il martirio di Santa Caerina d'Alessandria.
L'opera di pregevole fattura, anche se forse mortificata dalla doratura che è posteriore, si qualifica come frutto dell'attività tarda dello scultore urbinate Federico Brandani che l'eseguì intorno al 1570.
Negli altari laterali due tele di modesta qualità: San Michle fra i Santi Pietro e Barbara di Alfonso Patanazzie Santa Teresa e Santa Caterina di Girolamo Cialdieri.


Monumento a Raffaello

Monumento a Raffaello

Il Monumento a Raffaello è una delle attrazioni della città di Urbino.
Realizzato tra il 1894 ed il 1897 dallo sculture Luigi Belli, su richiesta della città e per voce dell’Accademia Raffaello.
Inizialmente il monumento era collocato nella piazza “Duca Federico” per poi essere postato in Piazzale Roma, che offre un meraviglioso panorama sulle campagne marchigiane.
La statua, in bronzo, si trova sulla sommità di un basamento, con ai piedi alcune sculture raffiguranti figure allegoriche e bassorilievi.

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Monumento a Raffaello


Il Monumento a Raffaello è una delle attrazioni della città di Urbino.
Realizzato tra il 1894 ed il 1897 dallo sculture Luigi Belli, su richiesta della città e per voce dell’Accademia Raffaello.
Inizialmente il monumento era collocato nella piazza “Duca Federico” per poi essere postato in Piazzale Roma, che offre un meraviglioso panorama sulle campagne marchigiane.
La statua, in bronzo, si trova sulla sommità di un basamento, con ai piedi alcune sculture raffiguranti figure allegoriche e bassorilievi.


Chiesa di Santo Spirito

Chiesa di Santo Spirito

Eretta nel sec. XVI, ha nella volta un ciclo pittorico del 1637, opera dell’urbinate Girolamo Cialdieri: Sette doni dello Spirito Santo e, a monocromo Quattro storie bibliche. Sull’altare maggiore Pentecoste (1606), una delle ultime opere di Taddeo Zuccari.

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Chiesa di Santo Spirito


Eretta nel sec. XVI, ha nella volta un ciclo pittorico del 1637, opera dell’urbinate Girolamo Cialdieri: Sette doni dello Spirito Santo e, a monocromo Quattro storie bibliche. Sull’altare maggiore Pentecoste (1606), una delle ultime opere di Taddeo Zuccari.


Palazzo Passionei

Palazzo Passionei

 È il più sontuoso dei palazzi nobili rinascimentali della città. Ha un raccolto cortile a portico e bei portali. Grande sala nel piano nobile.

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Palazzo Passionei


 È il più sontuoso dei palazzi nobili rinascimentali della città. Ha un raccolto cortile a portico e bei portali. Grande sala nel piano nobile.


Chiesa di San Bernardino

Chiesa di San Bernardino

Sobria e composta architettura in laterizi di fine Quattrocento, è il mausoleo dei duchi Federico e del figlio Guidubaldo da Montefeltro. Già attribuita al Bramante, è oggi riferita a Francesco di Giorgio Martini. Interno semplice, dalle armoniose geometrie, che richiamano l’interno della celebre chiesa della Madonna del Calcinaio di Cortona. Dal piazzale, ampio panorama su Urbino, e sui monti.

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Chiesa di San Bernardino


Sobria e composta architettura in laterizi di fine Quattrocento, è il mausoleo dei duchi Federico e del figlio Guidubaldo da Montefeltro. Già attribuita al Bramante, è oggi riferita a Francesco di Giorgio Martini. Interno semplice, dalle armoniose geometrie, che richiamano l’interno della celebre chiesa della Madonna del Calcinaio di Cortona. Dal piazzale, ampio panorama su Urbino, e sui monti.


Pieve di San Cassiano

Pieve di San Cassiano

Nella frazione di Castel Cavallino, antichissima pieve romanica (sec. VIII) affiancata da una torre campanaria più tarda, in solitaria posizione panoramica. Raccolto interno a tre navate.

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Pieve di San Cassiano


Nella frazione di Castel Cavallino, antichissima pieve romanica (sec. VIII) affiancata da una torre campanaria più tarda, in solitaria posizione panoramica. Raccolto interno a tre navate.


Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

È il centro moderno e vivace della cittadina. Vi prospetta l’alto porticato del Collegio Raffaello (così denominato dal 1865), voluto da Papa Clemente XI Albani per l’educazione dei giovani. Vi studiò il Pascoli dal 1862 al 1871. Da qui possono iniziare tutti gli itinerari alla scoperta della città.

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Piazza della Repubblica


È il centro moderno e vivace della cittadina. Vi prospetta l’alto porticato del Collegio Raffaello (così denominato dal 1865), voluto da Papa Clemente XI Albani per l’educazione dei giovani. Vi studiò il Pascoli dal 1862 al 1871. Da qui possono iniziare tutti gli itinerari alla scoperta della città.


Fortezza Albornoz e Pineta

Fortezza Albornoz e Pineta

La Fortezza o Rocca Albornóz è una costruzione fortificata edificata sul punto più alto del Monte di S. Sergio a Urbino. Deve il suo nome al cardinale Albornoz a cui tradizionalmente viene attribuita la sua costruzione anche se alcuni studi propenderebbero per attribuire la sua edificazione al suo successore, il cardinale spagnolo Grimoard.
Fu realizzata nella seconda metà del XIV secolo con funzione difensiva, in quanto la rocca esistente non era ritenuta più adatta alla città di Urbino.
Nel corso dei secoli subì varie distruzioni e ricostruzioni; nei primi del ‘500, quando furono edificate le mura roveresche, la fortezza fu raccordata alla cinta muraria della città e nel 1673 la rocca fu ceduta ai padri Carmelitani Scalzi del vicino convento, oggi sede dell’ Accademia di Belle Arti.
Nel 1799, in età napoleonica, la rocca fu riedificata per esigenze militari e negli anni successivi ritornò di proprietà dei Carmelitani.
Negli anni ‘60 iniziarono i lavori di restauro e consolidamento delle mura che misero in evidenza le preesistenza archeologiche.
L’attuale struttura, completamente realizzata in laterizio, ha un impianto rettangolare con due torri semicircolari e bastioni.
Oggi la Fortezza Albornoz ospita al suo interno il Museo “Bella Gerit”, con una parte di ritrovamenti archeologici ed un’altra riservata alla storia dell’equipaggiamento da guerra in uso tra il 1300 e il 1500.
A partire dal 1975 l’ampio spazio antistante è stato adibito a Parco pubblico e dedicato alla Resistenza.
La sua posizione elevata offre una visione panoramica privilegiata della città di Urbino e del paesaggio che la circonda e ne fa un’opera di grande interesse storico e panoramico.

Più oltre è la pineta, da cui si ha la più classica delle vedute di Urbino.

 

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Fortezza Albornoz e Pineta


La Fortezza o Rocca Albornóz è una costruzione fortificata edificata sul punto più alto del Monte di S. Sergio a Urbino. Deve il suo nome al cardinale Albornoz a cui tradizionalmente viene attribuita la sua costruzione anche se alcuni studi propenderebbero per attribuire la sua edificazione al suo successore, il cardinale spagnolo Grimoard.
Fu realizzata nella seconda metà del XIV secolo con funzione difensiva, in quanto la rocca esistente non era ritenuta più adatta alla città di Urbino.
Nel corso dei secoli subì varie distruzioni e ricostruzioni; nei primi del ‘500, quando furono edificate le mura roveresche, la fortezza fu raccordata alla cinta muraria della città e nel 1673 la rocca fu ceduta ai padri Carmelitani Scalzi del vicino convento, oggi sede dell’ Accademia di Belle Arti.
Nel 1799, in età napoleonica, la rocca fu riedificata per esigenze militari e negli anni successivi ritornò di proprietà dei Carmelitani.
Negli anni ‘60 iniziarono i lavori di restauro e consolidamento delle mura che misero in evidenza le preesistenza archeologiche.
L’attuale struttura, completamente realizzata in laterizio, ha un impianto rettangolare con due torri semicircolari e bastioni.
Oggi la Fortezza Albornoz ospita al suo interno il Museo “Bella Gerit”, con una parte di ritrovamenti archeologici ed un’altra riservata alla storia dell’equipaggiamento da guerra in uso tra il 1300 e il 1500.
A partire dal 1975 l’ampio spazio antistante è stato adibito a Parco pubblico e dedicato alla Resistenza.
La sua posizione elevata offre una visione panoramica privilegiata della città di Urbino e del paesaggio che la circonda e ne fa un’opera di grande interesse storico e panoramico.

Più oltre è la pineta, da cui si ha la più classica delle vedute di Urbino.

 


I vicoli

I vicoli

Meglio percorrerli affidandosi alla fantasia, tanto in una città “stretta come una noce” (P. Volponi) non ci si perde.

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I vicoli


Meglio percorrerli affidandosi alla fantasia, tanto in una città “stretta come una noce” (P. Volponi) non ci si perde.


Le piole

Le piole

La più lunga delle scalinate della città e la Piola di San Bartolo, che conduce fuori le mura a est, ma la più famosa, con lo scorcio dei Torricini è quella di San Giovanni. La Piola di Santa Margherita conduce alla ripida via che termina alla Fortezza Albornoz, mentre quella di Sant’Andrea, angusta e oscura, collega l’omonima raccolta piazzetta alla porta di Lavagine.

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Le piole


La più lunga delle scalinate della città e la Piola di San Bartolo, che conduce fuori le mura a est, ma la più famosa, con lo scorcio dei Torricini è quella di San Giovanni. La Piola di Santa Margherita conduce alla ripida via che termina alla Fortezza Albornoz, mentre quella di Sant’Andrea, angusta e oscura, collega l’omonima raccolta piazzetta alla porta di Lavagine.


Parco demaniale delle Cesane

Parco demaniale delle Cesane

Una strada attraversa il parco delle Cesane e giunge a Fossombrone, attraversando fitti boschi di conifere, in cui si incontrano caprioli e daini in libertà, e anche qualche rapace. Dalla sommità si vede a ovest la fenditura della Gola del Furlo. Prima di Fossombrone, ruderi di una imponente rocca malatestiana.

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Parco demaniale delle Cesane


Una strada attraversa il parco delle Cesane e giunge a Fossombrone, attraversando fitti boschi di conifere, in cui si incontrano caprioli e daini in libertà, e anche qualche rapace. Dalla sommità si vede a ovest la fenditura della Gola del Furlo. Prima di Fossombrone, ruderi di una imponente rocca malatestiana.


Vicino a Urbino

ACQUALAGNA

ACQUALAGNA

Capitale del tartufo bianco pregiato: sosta gastronomica obbligatoria in uno dei ristoranti tipici o per l’acquisto di prodotti di eccellenza

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ACQUALAGNA


Capitale del tartufo bianco pregiato: sosta gastronomica obbligatoria in uno dei ristoranti tipici o per l’acquisto di prodotti di eccellenza


APECCHIO

APECCHIO

Antico borgo medioevale cui si accede da una porta posta sotto la torre civica. Nel Palazzo Ubaldini (secc. XV-XVI), sede del Comune, ha sede il Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone. La Chiesa di San Martino ha due solenni altari laterali in arenaria di gusto manierista. Sulla antica via d’accesso è il Ponte medioevale a schiena d’asino a tre arcate asimmetriche. È base per escursioni al Monte Nerone.

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APECCHIO


Antico borgo medioevale cui si accede da una porta posta sotto la torre civica. Nel Palazzo Ubaldini (secc. XV-XVI), sede del Comune, ha sede il Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone. La Chiesa di San Martino ha due solenni altari laterali in arenaria di gusto manierista. Sulla antica via d’accesso è il Ponte medioevale a schiena d’asino a tre arcate asimmetriche. È base per escursioni al Monte Nerone.


BARCHI

BARCHI

Antico borgo risalente al sec. XII, è dotato di una cinta muraria completa (secc. XV-XVI) su cui si apre la seicentesca Porta Nuova. Nelle raccolte vie centrali  sorgono il Palazzo Comunale con Torre Civica addossata alla facciata, attribuito all’architetto Filippo Terzi, e la Chiesa di S. Ubaldo, patrono del paese, consacrata nel 1606; nell’interno, Madonna con Bambino e Santi, attribuita al Barocci, entro un altare con stemma di Francesco Maria II Della Rovere e altre due tele di scuola baroccesca.

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BARCHI


Antico borgo risalente al sec. XII, è dotato di una cinta muraria completa (secc. XV-XVI) su cui si apre la seicentesca Porta Nuova. Nelle raccolte vie centrali  sorgono il Palazzo Comunale con Torre Civica addossata alla facciata, attribuito all’architetto Filippo Terzi, e la Chiesa di S. Ubaldo, patrono del paese, consacrata nel 1606; nell’interno, Madonna con Bambino e Santi, attribuita al Barocci, entro un altare con stemma di Francesco Maria II Della Rovere e altre due tele di scuola baroccesca.


BELFORTE ALL’ISAURO

BELFORTE ALL’ISAURO

Piccolo borgo rurale in epoca romana, ebbe nel medioevo una notevole importanza per la difesa della Massa Trabaria, utilizzato dal Duca Federico quale avamposto contro Sigismondo Pandolfo Malatesta. Fu nelle vicinanze che Federico subì la grave ferita che ne avrebbe modificato il volto e il profilo, prova della prodezza guerriera immortalata dai pittori della sua corte. Il Castello, posto su un’altura a guardia del ponte, è diviso in due parti (dimora dei signori e servizi).

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BELFORTE ALL’ISAURO


Piccolo borgo rurale in epoca romana, ebbe nel medioevo una notevole importanza per la difesa della Massa Trabaria, utilizzato dal Duca Federico quale avamposto contro Sigismondo Pandolfo Malatesta. Fu nelle vicinanze che Federico subì la grave ferita che ne avrebbe modificato il volto e il profilo, prova della prodezza guerriera immortalata dai pittori della sua corte. Il Castello, posto su un’altura a guardia del ponte, è diviso in due parti (dimora dei signori e servizi).


CAGLI

CAGLI

Austera ed elegante cittadina dalle vie lunghe e rettilinee, composta da nobili palazzi e chiese monumentali. Sulla centrale prospetta il Palazzo Pubblico (1289) ristrutturato dal Duca Federico, sede del Municipio, ove è il Museo archeologico e della Via Flaminia. La Cattedrale di Santa Maria Assunta ha buone pale d’altare dei secc. XVII-XVIII.

Chiesa di S. Giuseppe. Conserva due altari laterali in pietra opera dei Cagliesi Angelo e Filippo Finale (1578-81); a pochi passi si trova la Porta Massara e un lungo tratto delle mura duecentesche.

Il Torrione è quanto resta della poderosa architettura difensiva secondo il piano di fortificazione voluto da Federico da Montefeltro e affidato a Francesco di Giorgio Martini. Il complesso, risalente agli anni intorno al 1481, era costituito da una poderosa rocca a pianta triangolare, situata sul Monte di S. Domenico, e dal Torrione, posto alla congiunzione di due lati della cinta muraria medioevale.

Chiesa di S. Domenico (già di S. Giovanni Battista),  fondata nel sec. XIII, è la più ricca di opere d’arte, tra cui il monumento funebre di Battista Tiranni (1481), cui fa da sfondo un Cristo nel sarcofago e i Santi Girolamo e Bonaventura (1482 ca.), di Giovanni Santi; accanto è la Cappella Tiranni, con grande affresco, ultimo capolavoro del Santi (Madonna in trono con Bambino e i Ss. Pietro, Francesco, Domenico e Giovanni Battista) e, nella parte superiore Resurrezione di Cristo; nei tondi, Annunciazione. L’angelo alla destra del trono è ritenuto il ritratto di Raffaello a nove anni o il primo figlio morto del Santi; il S. Giovanni invece sarebbe l’autoritratto dell’autore.

Chiesa di S. Francesco (1234-1240). Tipico esempio di “gotico medioappenninico”, dai palesi caratteri umbri, preceduta da un portale marmoreo del 1348, con strombatura a fasci di colonnine (nella lunetta affresco attribuito a Mello da Gubbio, Madonna con Bambino e i Santi Francesco e Giovanni Battista, 1348). Ha altari in pietra di ottima fattura, opera di Elpidio Finale da Cagli, con fini rilievi (Episodi della vita di S. Francesco). Vi si conservano pregevoli dipinti del sec. XVI e un ciclo di affreschi nell’abside attribuito a Mello da Gubbio.

Palazzo Preziosi-Brancaleoni (sec. XV). A tre piani, a bugne di tipo fiorentino.

Palazzo Tiranni-Castracane. Salone d’Onore, con portali e camino del Finale con rilievo in stucco:
Fucina di Vulcano, del 1571di Federico Brandani, al quale si deve anche la Vittoria Alata (1555), nell’ovale al centro del soffitto.

Ponte Mallio, di epoca romana, con grande arcata, in buona parte interrato.

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CAGLI


Austera ed elegante cittadina dalle vie lunghe e rettilinee, composta da nobili palazzi e chiese monumentali. Sulla centrale prospetta il Palazzo Pubblico (1289) ristrutturato dal Duca Federico, sede del Municipio, ove è il Museo archeologico e della Via Flaminia. La Cattedrale di Santa Maria Assunta ha buone pale d’altare dei secc. XVII-XVIII.

Chiesa di S. Giuseppe. Conserva due altari laterali in pietra opera dei Cagliesi Angelo e Filippo Finale (1578-81); a pochi passi si trova la Porta Massara e un lungo tratto delle mura duecentesche.

Il Torrione è quanto resta della poderosa architettura difensiva secondo il piano di fortificazione voluto da Federico da Montefeltro e affidato a Francesco di Giorgio Martini. Il complesso, risalente agli anni intorno al 1481, era costituito da una poderosa rocca a pianta triangolare, situata sul Monte di S. Domenico, e dal Torrione, posto alla congiunzione di due lati della cinta muraria medioevale.

Chiesa di S. Domenico (già di S. Giovanni Battista),  fondata nel sec. XIII, è la più ricca di opere d’arte, tra cui il monumento funebre di Battista Tiranni (1481), cui fa da sfondo un Cristo nel sarcofago e i Santi Girolamo e Bonaventura (1482 ca.), di Giovanni Santi; accanto è la Cappella Tiranni, con grande affresco, ultimo capolavoro del Santi (Madonna in trono con Bambino e i Ss. Pietro, Francesco, Domenico e Giovanni Battista) e, nella parte superiore Resurrezione di Cristo; nei tondi, Annunciazione. L’angelo alla destra del trono è ritenuto il ritratto di Raffaello a nove anni o il primo figlio morto del Santi; il S. Giovanni invece sarebbe l’autoritratto dell’autore.

Chiesa di S. Francesco (1234-1240). Tipico esempio di “gotico medioappenninico”, dai palesi caratteri umbri, preceduta da un portale marmoreo del 1348, con strombatura a fasci di colonnine (nella lunetta affresco attribuito a Mello da Gubbio, Madonna con Bambino e i Santi Francesco e Giovanni Battista, 1348). Ha altari in pietra di ottima fattura, opera di Elpidio Finale da Cagli, con fini rilievi (Episodi della vita di S. Francesco). Vi si conservano pregevoli dipinti del sec. XVI e un ciclo di affreschi nell’abside attribuito a Mello da Gubbio.

Palazzo Preziosi-Brancaleoni (sec. XV). A tre piani, a bugne di tipo fiorentino.

Palazzo Tiranni-Castracane. Salone d’Onore, con portali e camino del Finale con rilievo in stucco:
Fucina di Vulcano, del 1571di Federico Brandani, al quale si deve anche la Vittoria Alata (1555), nell’ovale al centro del soffitto.

Ponte Mallio, di epoca romana, con grande arcata, in buona parte interrato.


CANTIANO

CANTIANO

Antico nucleo storico di aspetto umbro (Via Fiorucci), ai piedi del Monte Tenetra e Alto, propaggini del Monte Catria. Chiesa di Sant’Agostino (portale duecentesco), Collegiata di San Giovanni Battista, rinnovata nel sec. XVIII (pale d’altare degli Allegrini, del Ridolfi, e un tondo, Madonna del Cardellino, attribuito a Eusebio da San Giorgio); Palazzo Comunale, la Chiesa di San Nicolò (tele del Maratta e di Filippo Bellini).

Unica nel suo genere è la sacra rappresentazione del Venedrì Santo, La Turba. Ebbe origine dai movimenti popolari di invocazione alla pace che si diffusero tra Marche e Umbria intorno alla metà del XIII secolo. Si ritiene risalga a prima ancora dell'anno Mille, a San Domenico Loricato, monaco eremita di Fonte Avellana che fu discepolo di San Pier Damiani e che si disciplinava continuamente passando per gli eremi limitrofi, intorno al Catria.

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CANTIANO


Antico nucleo storico di aspetto umbro (Via Fiorucci), ai piedi del Monte Tenetra e Alto, propaggini del Monte Catria. Chiesa di Sant’Agostino (portale duecentesco), Collegiata di San Giovanni Battista, rinnovata nel sec. XVIII (pale d’altare degli Allegrini, del Ridolfi, e un tondo, Madonna del Cardellino, attribuito a Eusebio da San Giorgio); Palazzo Comunale, la Chiesa di San Nicolò (tele del Maratta e di Filippo Bellini).

Unica nel suo genere è la sacra rappresentazione del Venedrì Santo, La Turba. Ebbe origine dai movimenti popolari di invocazione alla pace che si diffusero tra Marche e Umbria intorno alla metà del XIII secolo. Si ritiene risalga a prima ancora dell'anno Mille, a San Domenico Loricato, monaco eremita di Fonte Avellana che fu discepolo di San Pier Damiani e che si disciplinava continuamente passando per gli eremi limitrofi, intorno al Catria.


CARPEGNA

CARPEGNA

In posizione panoramica sulle pendici meridionali del monte omonimo (m. 1415) a cui si sale per una breve deviazione (3 km). Villeggiatura estiva e stazione sciistica invernale.

Monumentale Palazzo dei Principi, in stile tardo-rinascimentale romano (1675-1690), sede del governo della Contea fino al 1819. Nel cimitero, Cappella di San Sisto, resto di un cripta dei secc. IX-X); Pieve di San Giovanni Battista (secc. IX-X, e aggiunte più tarde), con tre absidi e cortile a due ordini di arcate. Sasso Simone e Simoncello, speroni rocciosi che caratterizzano il paesaggio: escursione di eccezionale interesse.

Escursione raccomandata all’Eremo della Beata Vergine del Faggio, fondato nel Duecento.
A Carpegna si produce il pregiato prosciutto Carpegna DOC.

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CARPEGNA


In posizione panoramica sulle pendici meridionali del monte omonimo (m. 1415) a cui si sale per una breve deviazione (3 km). Villeggiatura estiva e stazione sciistica invernale.

Monumentale Palazzo dei Principi, in stile tardo-rinascimentale romano (1675-1690), sede del governo della Contea fino al 1819. Nel cimitero, Cappella di San Sisto, resto di un cripta dei secc. IX-X); Pieve di San Giovanni Battista (secc. IX-X, e aggiunte più tarde), con tre absidi e cortile a due ordini di arcate. Sasso Simone e Simoncello, speroni rocciosi che caratterizzano il paesaggio: escursione di eccezionale interesse.

Escursione raccomandata all’Eremo della Beata Vergine del Faggio, fondato nel Duecento.
A Carpegna si produce il pregiato prosciutto Carpegna DOC.


CARTOCETO

CARTOCETO

Paese disteso su un pendio collinare, cinto da mura. Nella Chiesa Collegiata, ottocentesca, è un affresco del sec. XV, Madonna e angeli.
Piccola capitale gastronomica, vi si produce un eccellente olio di oliva extravergine.

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CARTOCETO


Paese disteso su un pendio collinare, cinto da mura. Nella Chiesa Collegiata, ottocentesca, è un affresco del sec. XV, Madonna e angeli.
Piccola capitale gastronomica, vi si produce un eccellente olio di oliva extravergine.


CORINALDO (AN)

CORINALDO (AN)

Popoloso centro noto per la sua cinta muraria integra, munita di bastioni, torri e porte, per un perimetro di m. 900, la meglio conservata delle Marche. Vi nacque Santa Maria Goretti (1890-1902). La Chiesa di San Francesco, con facciata incompiuta,  custodisce tre tele di Claudio Ridolfi, vissuto qui diversi anni, e un Crocifisso ligneo di Donnino da Urbino (1575). Chiesa dell’Addolorata, con campanile settecentesco e interno barocco a pianta centrale che racchiude una cripta  (1947) dedicata a Santa Maria Goretti, meta di pellegrinaggi; nell’attiguo ex convento è la Civica Raccolta d’Arte “Claudio Ridolfi” (dipinti del Ridolfi e di altri pittori marchigiani dei secc. XVI-XVIII); oreficerie e pregevoli oggetti di culto). Chiesa di Sant’Agostino (1717), oggi santuario di Santa Maria Goretti. Palazzo Comunale, pregevole edificio di fine Settecento, ad alti portici, da cui si gode un bel panorama sulle colline e sull’Appennino.

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CORINALDO (AN)


Popoloso centro noto per la sua cinta muraria integra, munita di bastioni, torri e porte, per un perimetro di m. 900, la meglio conservata delle Marche. Vi nacque Santa Maria Goretti (1890-1902). La Chiesa di San Francesco, con facciata incompiuta,  custodisce tre tele di Claudio Ridolfi, vissuto qui diversi anni, e un Crocifisso ligneo di Donnino da Urbino (1575). Chiesa dell’Addolorata, con campanile settecentesco e interno barocco a pianta centrale che racchiude una cripta  (1947) dedicata a Santa Maria Goretti, meta di pellegrinaggi; nell’attiguo ex convento è la Civica Raccolta d’Arte “Claudio Ridolfi” (dipinti del Ridolfi e di altri pittori marchigiani dei secc. XVI-XVIII); oreficerie e pregevoli oggetti di culto). Chiesa di Sant’Agostino (1717), oggi santuario di Santa Maria Goretti. Palazzo Comunale, pregevole edificio di fine Settecento, ad alti portici, da cui si gode un bel panorama sulle colline e sull’Appennino.


FANO

FANO

Seconda città della provincia, importante centro balneare e luogo di commerci e di pesca. Elegante e ordinato centro storico che conserva numerose testimonianze della romana Fanum Fortunae e dell’epoca in cui erano signori i Malatesta. La struttura urbanistica è quella del castrum romano.

Arco di Augusto (anno 2 d. C.), in arenaria, rivestito di travertino, a ornamento della Via Flaminia che da Roma giungeva al mare, e resti delle mura augustee. A lato dell’arco, l’ex chiesetta di San Michele (1504) con bel prospetto rinascimentale. Passato l’arco, Logge di san Michele dall’arioso portico (1495).

Cattedrale, risalente al sec. XII (nell’interno: pulpito con rilievi romanici; Cappella Nolfi, del 1623, decorata dal Domenichino).

Piazza XX Settembre: Palazzo della ragione, romanico-gotico, con portico, quadrifore (torre rifatta). L’edificio incorpora il Teatro della Fortuna (sec. XIX). Corte Malatestiana (secc. XV-XVI) con portico a bifore e merli e una cinquecentesca loggia del Sansovino; vi hanno sede il Museo Civico e Pinacoteca (Polittico di Michele Giambono, opere del Guercino, Guido Reni, Simone Cantarini e molti altri).

Arche Malatestiane. Sotto il portico della ex chiesa di San Francesco. A destra tomba di Pandolfo III Malatesta, attribuita a Leon Battista Alberti, a sinistra, in stile gotico, della consorte Paola Bianca.

Cinta muraria e Rocca Malatestiana. Dapprima costruita dai Romani, poi ampliata dai Malatesta nel Quattrocento e infine rinforzata dai sovrani pontifici nel  sec. XVI. Il tratto a nord-ovest termina alla quattrocentesca Rocca Malatestiana.

Chiesa di Santa Maria Nuova. Conserva della costruzione cinquecentesca l’arioso portico e il ricco portale. Nel vasto interno, decorato di stucchi settecenteschi, due tavole del Perugino: Madonna col Bambino in trono e i santi Maddalena, Paolo, Pietro, Francesco e Giovanni Battista, del 1497 (nella lunetta Pietà; alla predella con le Storie della Vergine, si ritiene abbia collaborato il giovanissimo Raffaello);  Annunciazione, del 1489. Di Giovanni Santi è la Visitazione.

San Pietro ad Vallum. Chiesa seicentesca dal sontuoso interno barocco, ornato di stucchi, dorature e affreschi (Vita di San Pietro), sormontata da un’ardita cupola traforata, prodigio di statica. È una antologia completa della pittura e del decorativismo marchigiano del primo Seicento.

Nella gastronomia fanese il pesce la fa da protagonista: vera leccornia è il Brodetto alla fanese, magari accompagnato da un Bianchello del Metauro.

 

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FANO


Seconda città della provincia, importante centro balneare e luogo di commerci e di pesca. Elegante e ordinato centro storico che conserva numerose testimonianze della romana Fanum Fortunae e dell’epoca in cui erano signori i Malatesta. La struttura urbanistica è quella del castrum romano.

Arco di Augusto (anno 2 d. C.), in arenaria, rivestito di travertino, a ornamento della Via Flaminia che da Roma giungeva al mare, e resti delle mura augustee. A lato dell’arco, l’ex chiesetta di San Michele (1504) con bel prospetto rinascimentale. Passato l’arco, Logge di san Michele dall’arioso portico (1495).

Cattedrale, risalente al sec. XII (nell’interno: pulpito con rilievi romanici; Cappella Nolfi, del 1623, decorata dal Domenichino).

Piazza XX Settembre: Palazzo della ragione, romanico-gotico, con portico, quadrifore (torre rifatta). L’edificio incorpora il Teatro della Fortuna (sec. XIX). Corte Malatestiana (secc. XV-XVI) con portico a bifore e merli e una cinquecentesca loggia del Sansovino; vi hanno sede il Museo Civico e Pinacoteca (Polittico di Michele Giambono, opere del Guercino, Guido Reni, Simone Cantarini e molti altri).

Arche Malatestiane. Sotto il portico della ex chiesa di San Francesco. A destra tomba di Pandolfo III Malatesta, attribuita a Leon Battista Alberti, a sinistra, in stile gotico, della consorte Paola Bianca.

Cinta muraria e Rocca Malatestiana. Dapprima costruita dai Romani, poi ampliata dai Malatesta nel Quattrocento e infine rinforzata dai sovrani pontifici nel  sec. XVI. Il tratto a nord-ovest termina alla quattrocentesca Rocca Malatestiana.

Chiesa di Santa Maria Nuova. Conserva della costruzione cinquecentesca l’arioso portico e il ricco portale. Nel vasto interno, decorato di stucchi settecenteschi, due tavole del Perugino: Madonna col Bambino in trono e i santi Maddalena, Paolo, Pietro, Francesco e Giovanni Battista, del 1497 (nella lunetta Pietà; alla predella con le Storie della Vergine, si ritiene abbia collaborato il giovanissimo Raffaello);  Annunciazione, del 1489. Di Giovanni Santi è la Visitazione.

San Pietro ad Vallum. Chiesa seicentesca dal sontuoso interno barocco, ornato di stucchi, dorature e affreschi (Vita di San Pietro), sormontata da un’ardita cupola traforata, prodigio di statica. È una antologia completa della pittura e del decorativismo marchigiano del primo Seicento.

Nella gastronomia fanese il pesce la fa da protagonista: vera leccornia è il Brodetto alla fanese, magari accompagnato da un Bianchello del Metauro.

 


FERMIGNANO

FERMIGNANO

Popoloso centro industriale adagiato su un’ansa del Metauro, patria di Donato Bramante. Al margine del piccolo nucleo storico, veduta di insieme della Torre delle Milizie (secc. XIV-XV) e del ponte romano a tre arcate sopra una cascata del fiume.

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FERMIGNANO


Popoloso centro industriale adagiato su un’ansa del Metauro, patria di Donato Bramante. Al margine del piccolo nucleo storico, veduta di insieme della Torre delle Milizie (secc. XIV-XV) e del ponte romano a tre arcate sopra una cascata del fiume.


FONTE AVELLANA

FONTE AVELLANA

Abbazia di Santa Croce e Monastero di Fonte Avellana, fondato probabilmente nel 997. Dal 1043 al 1072 ne fu priore San Pier Damiani. Nel 1318 vi soggiornò Dante Alighieri. Centro importantissimo di culto e di cultura, di attività economiche e produttive. Del vasto complesso romanico, tutto in pietra, immerso nel verde alle pendici del Monte Catria, si visitano la chiesa, uno scriptorium del sec. XII, il chiostro, la primitiva chiesa del sec. XI, la sala capitolare. Ricchissima biblioteca.

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FONTE AVELLANA


Abbazia di Santa Croce e Monastero di Fonte Avellana, fondato probabilmente nel 997. Dal 1043 al 1072 ne fu priore San Pier Damiani. Nel 1318 vi soggiornò Dante Alighieri. Centro importantissimo di culto e di cultura, di attività economiche e produttive. Del vasto complesso romanico, tutto in pietra, immerso nel verde alle pendici del Monte Catria, si visitano la chiesa, uno scriptorium del sec. XII, il chiostro, la primitiva chiesa del sec. XI, la sala capitolare. Ricchissima biblioteca.


FOSSOMBRONE

FOSSOMBRONE

Adagiata ai piedi di un colle, testimonia la sua storia dall’età romana al barocco.

Corso Garibaldi, via principale fiancheggiata sui due lati da antichi portici e nobili architetture: Palazzo Vescovile a  bugnato fiorentino (sec. XV), Palazzo Staurenghi (fine sec. XV), Palazzo del Comune e Palazzo Cattabeni, entrambi a bugnato del ’500, Cattedrale settecentesca: nell’interno tele di Gian Francesco Guerrieri, del Ridolfi, del Cantarini e un’ancona a rilievo di Domenico Rosselli (1480);

Chiesa di San Filippo, dal sontuoso interno tardo-barocco rivestito di stucchi di Tommaso Amantini e tele del Gierrieri e del Ridolfi.

Domina dall’alto la Corte Alta, edificata dopo il 1474, dimora dei duchi di Urbino, con belle sale interne: vi hanno sede la Pinacoteca Comunale (Barocci, Ridolfi, Guerrieri e molti altri, ceramiche di Castel Durante, Urbino, Deruta, Castelli) e il Museo Archeologico “Vernarecci”, che raccoglie i numerosi e consistenti reperti della romana Forum Sempronii, importante municipium sulla Via Flaminia, i cui scavi si trovano in località San Martino del Piano, a breve distanza lungo la vecchia statale in direzione Fano.

Quadreria Cesarini. Mantiene tutte le caratteristiche della casa museo, con l’arredo e le opere collocate come al tempo del collezionista, il notaio Giuseppe Cesarini. È una galleria ricchissima di arte contemporanea, che comprende i nomi dei più importanti artisti del Novecento italiano, tra cui il forsempronese Anselmo Bucci.

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FOSSOMBRONE


Adagiata ai piedi di un colle, testimonia la sua storia dall’età romana al barocco.

Corso Garibaldi, via principale fiancheggiata sui due lati da antichi portici e nobili architetture: Palazzo Vescovile a  bugnato fiorentino (sec. XV), Palazzo Staurenghi (fine sec. XV), Palazzo del Comune e Palazzo Cattabeni, entrambi a bugnato del ’500, Cattedrale settecentesca: nell’interno tele di Gian Francesco Guerrieri, del Ridolfi, del Cantarini e un’ancona a rilievo di Domenico Rosselli (1480);

Chiesa di San Filippo, dal sontuoso interno tardo-barocco rivestito di stucchi di Tommaso Amantini e tele del Gierrieri e del Ridolfi.

Domina dall’alto la Corte Alta, edificata dopo il 1474, dimora dei duchi di Urbino, con belle sale interne: vi hanno sede la Pinacoteca Comunale (Barocci, Ridolfi, Guerrieri e molti altri, ceramiche di Castel Durante, Urbino, Deruta, Castelli) e il Museo Archeologico “Vernarecci”, che raccoglie i numerosi e consistenti reperti della romana Forum Sempronii, importante municipium sulla Via Flaminia, i cui scavi si trovano in località San Martino del Piano, a breve distanza lungo la vecchia statale in direzione Fano.

Quadreria Cesarini. Mantiene tutte le caratteristiche della casa museo, con l’arredo e le opere collocate come al tempo del collezionista, il notaio Giuseppe Cesarini. È una galleria ricchissima di arte contemporanea, che comprende i nomi dei più importanti artisti del Novecento italiano, tra cui il forsempronese Anselmo Bucci.


FRONTINO E CONVENTO DI MONTEFIORENTINO

FRONTINO E CONVENTO DI MONTEFIORENTINO

Minuscolo borgo castellano sorto nel 1124, alto sul verde delle colline circostanti, serrato attorno alla torre civica e attraversato da una stretta via centrale, ove prospetta il Palazzo Vandini e la Chiesa di San Pietro e Paolo. Museo “Franco Assetto”, con le opere donate dall’artista piemontese, autore della moderna fontana del paese.

Sulla Strada Provinciale, prima della salita al paese, Mulino medioevale, restaurato, anticamente collegato al castello.

Una breve deviazione conduce al monumentale Convento di Montefiorentino, fondato nel 1224 in seguito alla predicazione di San Francesco, che fu a San Leo nel 1213: si visitano il Chiostro e la chiesa, al cui interno si apre il rinascimentale Mausoleo dei Conti Oliva, una cappella adorna di finissimi rilievi di Francesco Simone Ferrucci, con le arche dei Conti Gianfrancesco Oliva e Marsibilia Trinci e una pala d’altare di Giovanni Santi (1489).

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FRONTINO E CONVENTO DI MONTEFIORENTINO


Minuscolo borgo castellano sorto nel 1124, alto sul verde delle colline circostanti, serrato attorno alla torre civica e attraversato da una stretta via centrale, ove prospetta il Palazzo Vandini e la Chiesa di San Pietro e Paolo. Museo “Franco Assetto”, con le opere donate dall’artista piemontese, autore della moderna fontana del paese.

Sulla Strada Provinciale, prima della salita al paese, Mulino medioevale, restaurato, anticamente collegato al castello.

Una breve deviazione conduce al monumentale Convento di Montefiorentino, fondato nel 1224 in seguito alla predicazione di San Francesco, che fu a San Leo nel 1213: si visitano il Chiostro e la chiesa, al cui interno si apre il rinascimentale Mausoleo dei Conti Oliva, una cappella adorna di finissimi rilievi di Francesco Simone Ferrucci, con le arche dei Conti Gianfrancesco Oliva e Marsibilia Trinci e una pala d’altare di Giovanni Santi (1489).


FRONTONE

FRONTONE

Borgo castellano in posizione panoramica su un altissimo sperone roccioso, di cui si ha notizia dal 1072. Il Castello ha subito varie trasformazioni che gli hanno fatto perdere la fisionomia del forte medioevale per assumere quella della residenza signorile. Nella sale interne è una Pinacoteca. Il borgo, di antico aspetto, è attraversato da una stretta via centrale tra case in pietra. Da qui si raggiunge in breve tempo l’eremo di Fonte Avellana (vedi).

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FRONTONE


Borgo castellano in posizione panoramica su un altissimo sperone roccioso, di cui si ha notizia dal 1072. Il Castello ha subito varie trasformazioni che gli hanno fatto perdere la fisionomia del forte medioevale per assumere quella della residenza signorile. Nella sale interne è una Pinacoteca. Il borgo, di antico aspetto, è attraversato da una stretta via centrale tra case in pietra. Da qui si raggiunge in breve tempo l’eremo di Fonte Avellana (vedi).


FURLO (GOLA DEL FURLO)

FURLO (GOLA DEL FURLO)

Suggestiva gola dalle alti pareti strapiombanti formata dal fiume Candigliano e chiusa da una diga. Il nome deriva da forulus (picco foro), riferito alla galleria fatta scavare da Vespasiano (76-77 d. C.) per agevolare il passaggio della Via Flaminia, in sostituzione di una più stretta fatta aprire dal console Flaminio nel 217 a. C. All’uscita della gola in direzione Acqualagna, antica Abbazia benedettina di San Vincenza al Furlo, esistente nel sec. X, romanica, con interno ad aula e alto presbiterio sopraelevato sulla cripta.

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FURLO (GOLA DEL FURLO)


Suggestiva gola dalle alti pareti strapiombanti formata dal fiume Candigliano e chiusa da una diga. Il nome deriva da forulus (picco foro), riferito alla galleria fatta scavare da Vespasiano (76-77 d. C.) per agevolare il passaggio della Via Flaminia, in sostituzione di una più stretta fatta aprire dal console Flaminio nel 217 a. C. All’uscita della gola in direzione Acqualagna, antica Abbazia benedettina di San Vincenza al Furlo, esistente nel sec. X, romanica, con interno ad aula e alto presbiterio sopraelevato sulla cripta.


GRADARA

GRADARA

Distesa sopra un colle, è un suggestivo borgo  interamente cinto da mura trecentesche, in parte ricostruite, e dominato da una Rocca Malatestiana quadrilatera di scenografico effetto. Nelle sale interne, di cui alcune affrescate, è allestita una importante Pinacoteca (tavola di Giovanni Santi e altre opere dei secc. XV-XVI). La tradizione vuole che nella camera di Francesca Da Polenta si sia consumata nel 1283-1285 la tragica storia d’amore con Paolo Malatesta, evocata da Dante nel Canto V dell’Inferno. Dall’alto del mastio, vasto panorama.

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GRADARA


Distesa sopra un colle, è un suggestivo borgo  interamente cinto da mura trecentesche, in parte ricostruite, e dominato da una Rocca Malatestiana quadrilatera di scenografico effetto. Nelle sale interne, di cui alcune affrescate, è allestita una importante Pinacoteca (tavola di Giovanni Santi e altre opere dei secc. XV-XVI). La tradizione vuole che nella camera di Francesca Da Polenta si sia consumata nel 1283-1285 la tragica storia d’amore con Paolo Malatesta, evocata da Dante nel Canto V dell’Inferno. Dall’alto del mastio, vasto panorama.


GROTTE DI FRASASSI (AN)

GROTTE DI FRASASSI (AN)

Complesso speleologico di grande importanza che si estende per circa km 13; spettacolare la cavità maggiore, Grotta Grande del Vento, e anche tutte le altre caratterizzate da appellativi di fantasia suggeriti dall’infinita varietà e diversa forma delle concrezioni calcaree (Sala delle Candeline, Sala delle Colonne bianche, Sala del trono ecc.). Nei pressi si trova la Chiesa di San Vittore alle Chiuse, uno dei monumenti romanici più significativi delle Marche (sec. XI), con tre absidi e tiburio ottagonale e interno a tre navate.

 

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GROTTE DI FRASASSI (AN)


Complesso speleologico di grande importanza che si estende per circa km 13; spettacolare la cavità maggiore, Grotta Grande del Vento, e anche tutte le altre caratterizzate da appellativi di fantasia suggeriti dall’infinita varietà e diversa forma delle concrezioni calcaree (Sala delle Candeline, Sala delle Colonne bianche, Sala del trono ecc.). Nei pressi si trova la Chiesa di San Vittore alle Chiuse, uno dei monumenti romanici più significativi delle Marche (sec. XI), con tre absidi e tiburio ottagonale e interno a tre navate.

 


GUBBIO (PG)

GUBBIO (PG)

Una delle città medioevali più belle d’Italia, ha un assetto ancora duecentesco, tutta in pietra, con vie, vicoli e piazze che formano un reticolo tutto da scoprire. Tra le architetture spicca fra tutte il Palazzo dei Consoli, ardita opera di ingegneria del Gattapone. Le chiese monumentali (San Francesco, Cattedrale, Sant’Agostino, San Domenico) hanno un patrimonio pittorico di grande rilievo che spazia dal medioevo (affreschi dell’eugubino Ottaviano Nelli) al Seicento. Il 15 maggio vi si svolge la frenetica Festa dei Ceri.

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GUBBIO (PG)


Una delle città medioevali più belle d’Italia, ha un assetto ancora duecentesco, tutta in pietra, con vie, vicoli e piazze che formano un reticolo tutto da scoprire. Tra le architetture spicca fra tutte il Palazzo dei Consoli, ardita opera di ingegneria del Gattapone. Le chiese monumentali (San Francesco, Cattedrale, Sant’Agostino, San Domenico) hanno un patrimonio pittorico di grande rilievo che spazia dal medioevo (affreschi dell’eugubino Ottaviano Nelli) al Seicento. Il 15 maggio vi si svolge la frenetica Festa dei Ceri.


LAMOLI

LAMOLI

Frazione di Borgo Pace, chiusa in fondo valle all’inizio della salita per il valico di Bocca Trabaria. Vi sorge su un’altura l’antichissima Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, costruita prima del 1000. È un solido esempio di romanico primitivo a tre navate su pilastri e cripta. Il complesso conventuale è stato adattato in parte a canonica, in parte ad albergo. Alcuni affreschi quattrocenteschi ai pilastri e alle pareti.

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LAMOLI


Frazione di Borgo Pace, chiusa in fondo valle all’inizio della salita per il valico di Bocca Trabaria. Vi sorge su un’altura l’antichissima Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, costruita prima del 1000. È un solido esempio di romanico primitivo a tre navate su pilastri e cripta. Il complesso conventuale è stato adattato in parte a canonica, in parte ad albergo. Alcuni affreschi quattrocenteschi ai pilastri e alle pareti.


MACERATA FELTRIA

MACERATA FELTRIA

Paese di origine medioevale sorto presso la romana Pitinum Pisaurense. Su una altura, il Castello, compatto nucleo medioevale raccolto intorno l’alta Torre civica (sec. XII). Palazzo del Podestà (secc. XI-XIV), ove è sistemato il Museo Civico (reperti della città romana). Oratorio di San Giuseppe, facciata gotica in laterizi, nell’interno grandioso altare ligneo del 1580. Chiesa di San Francesco, romanico-gotica, a tre navate.

Nel Borgo, nella parte bassa, di moderno aspetto, ottocentesca Parrocchiale di San Michele Arcangelo, ove si conserva un prezioso Crocifisso del 1396, capolavoro di Olivuccio di Ciccarello. A breve distanza dal centro, Pieve di San Cassiano in Pitino (sec. XI), con portale ogivale in cotto e interno a tre navate su pilastri alternati a colonne; a destra dell’edificio, marmi sepolcrali romani. È sede termale rinomata (acque sulfuree).

Escursione a Monte Cerignone, per il passo della Faggiola (ove sorgeva il castello del noto condottiero Uguccione): nella piazza, Palazzo di Conti Begni (secc. XVI-XVII), nella parte alta, Rocca, già malatestiana, trasformata in piccola corte rinascimentale da Francesco di Giorgio Martini per il Duca Federico da Montefeltro.

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MACERATA FELTRIA


Paese di origine medioevale sorto presso la romana Pitinum Pisaurense. Su una altura, il Castello, compatto nucleo medioevale raccolto intorno l’alta Torre civica (sec. XII). Palazzo del Podestà (secc. XI-XIV), ove è sistemato il Museo Civico (reperti della città romana). Oratorio di San Giuseppe, facciata gotica in laterizi, nell’interno grandioso altare ligneo del 1580. Chiesa di San Francesco, romanico-gotica, a tre navate.

Nel Borgo, nella parte bassa, di moderno aspetto, ottocentesca Parrocchiale di San Michele Arcangelo, ove si conserva un prezioso Crocifisso del 1396, capolavoro di Olivuccio di Ciccarello. A breve distanza dal centro, Pieve di San Cassiano in Pitino (sec. XI), con portale ogivale in cotto e interno a tre navate su pilastri alternati a colonne; a destra dell’edificio, marmi sepolcrali romani. È sede termale rinomata (acque sulfuree).

Escursione a Monte Cerignone, per il passo della Faggiola (ove sorgeva il castello del noto condottiero Uguccione): nella piazza, Palazzo di Conti Begni (secc. XVI-XVII), nella parte alta, Rocca, già malatestiana, trasformata in piccola corte rinascimentale da Francesco di Giorgio Martini per il Duca Federico da Montefeltro.


MERCATELLO SUL METAURO

MERCATELLO SUL METAURO

Centro di nobilissimo aspetto, ricchissimo di opere d’arte di grande pregio, raccolto intorno alla Piazza Garibaldi. Pieve Collegiata di San Pietro e Paolo, interno settecentesco, conserva una rara icona duecentesca di derivazione bizantina (Madonna col Bambino) di maniera di Margaritone d’Arezzo, e tele di Raffaellino del Colle e del Guerrieri. Palazzo Gasparini (1640), con aerea altana, oggi utilizzato come spazio espositivo e altre occasioni.

Chiesa di San Francesco, fondata nel 1240 dai primi francescani (da sola merita l’escursione): interno di eccezionale interesse, con numerosi affreschi dei secoli XIV-XVI e dipinti, tra cui il celebre Crocifisso di Giovanni da Rimini (1310), appeso al gotico arco trionfale. Monumento sepolcrale di Bartolomeo Brancaleoni (1425). Nell’ex convento è allestito l’importante Museo di San Francesco (affreschi staccati, tele, sculture lignee, oggetti e arredi sacri): da non perdere una Crocifissione del 1373, una Madonna col Bambino di Bonaventura di Michele (sec. XIII), uno scomparto di polittico di Luca di Tommè (Madonna col Bambino e Sant’Antonio Abate, sec. XIV), e tanto altro.

Fuori porta Metauro, alto Ponte romanico a tre arcate asimmetriche; poco distante, presso il cimitero, Chiesa di Santa Maria del Metauro, ottagonale, che ingloba un’edicola viaria trecentesca interamente affrescata (secc. XIV-XVI).

Meritano una visita la Chiesa di Santa Chiara e di Santa Croce, ben conservate e corredate di pregevoli tele collocate in grandi altari lignei. Le memorie religiose qui sono particolarmente significative: Casa Santuario di Santa Veronica Giuliani (1660-1727), consacrata nel 1773.

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MERCATELLO SUL METAURO


Centro di nobilissimo aspetto, ricchissimo di opere d’arte di grande pregio, raccolto intorno alla Piazza Garibaldi. Pieve Collegiata di San Pietro e Paolo, interno settecentesco, conserva una rara icona duecentesca di derivazione bizantina (Madonna col Bambino) di maniera di Margaritone d’Arezzo, e tele di Raffaellino del Colle e del Guerrieri. Palazzo Gasparini (1640), con aerea altana, oggi utilizzato come spazio espositivo e altre occasioni.

Chiesa di San Francesco, fondata nel 1240 dai primi francescani (da sola merita l’escursione): interno di eccezionale interesse, con numerosi affreschi dei secoli XIV-XVI e dipinti, tra cui il celebre Crocifisso di Giovanni da Rimini (1310), appeso al gotico arco trionfale. Monumento sepolcrale di Bartolomeo Brancaleoni (1425). Nell’ex convento è allestito l’importante Museo di San Francesco (affreschi staccati, tele, sculture lignee, oggetti e arredi sacri): da non perdere una Crocifissione del 1373, una Madonna col Bambino di Bonaventura di Michele (sec. XIII), uno scomparto di polittico di Luca di Tommè (Madonna col Bambino e Sant’Antonio Abate, sec. XIV), e tanto altro.

Fuori porta Metauro, alto Ponte romanico a tre arcate asimmetriche; poco distante, presso il cimitero, Chiesa di Santa Maria del Metauro, ottagonale, che ingloba un’edicola viaria trecentesca interamente affrescata (secc. XIV-XVI).

Meritano una visita la Chiesa di Santa Chiara e di Santa Croce, ben conservate e corredate di pregevoli tele collocate in grandi altari lignei. Le memorie religiose qui sono particolarmente significative: Casa Santuario di Santa Veronica Giuliani (1660-1727), consacrata nel 1773.


MOMBAROCCIO

MOMBAROCCIO

Antico borgo su cui svetta la quattrocentesca torre civica, cinto dalle mura malatestiane (sec. XV e successivi) in cui si aprono la Porta Maggiore (a sud), difesa da due torrioni, e la Porta Marina (a nord). Chiesa dei SS. Vito e Modesto, settecentesca, e Chiesa di San Marco, eretta nel 1427, in cui hanno sede il Museo di Arte sacra e la Mostra del ricamo, antica tradizione locale. A pochi minuti dal centro, Santuario del Beato Sante, fondato nel 1223 da San Francesco e successivamente ristrutturato nel sec. XVI dall’architetto ducale Girolamo Genga: vi è sepolto il Beato Sante Brancorsini (1343-1394). Nella chiesa, grande Croce dipinta trecentesca attribuita al Maestro di Bellpuig, Madonna in adorazione del Bambino di Pietro Alemanno (sec. XV), Madonna e le pie donne di Cola dell’Amatrice. Dal chiostro si accede alla Pinacoteca (arredi, oggetti di culto, dipinti, tra cui un polittico del primo Quattrocento, Incredulità di San Tommaso).

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MOMBAROCCIO


Antico borgo su cui svetta la quattrocentesca torre civica, cinto dalle mura malatestiane (sec. XV e successivi) in cui si aprono la Porta Maggiore (a sud), difesa da due torrioni, e la Porta Marina (a nord). Chiesa dei SS. Vito e Modesto, settecentesca, e Chiesa di San Marco, eretta nel 1427, in cui hanno sede il Museo di Arte sacra e la Mostra del ricamo, antica tradizione locale. A pochi minuti dal centro, Santuario del Beato Sante, fondato nel 1223 da San Francesco e successivamente ristrutturato nel sec. XVI dall’architetto ducale Girolamo Genga: vi è sepolto il Beato Sante Brancorsini (1343-1394). Nella chiesa, grande Croce dipinta trecentesca attribuita al Maestro di Bellpuig, Madonna in adorazione del Bambino di Pietro Alemanno (sec. XV), Madonna e le pie donne di Cola dell’Amatrice. Dal chiostro si accede alla Pinacoteca (arredi, oggetti di culto, dipinti, tra cui un polittico del primo Quattrocento, Incredulità di San Tommaso).


MONDAINO (RN)

MONDAINO (RN)

Centro storico distribuito tra due vie parallele, conserva quasi integra la cinta muraria e l’originale porta settentrionale, quattrocentesca. Sulla Piazza Maggiore, a esedra porticata, si affaccia il Castello malatestiano, ampiamente rifatto: è sede del Municipio e del Museo Paleontologico.

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MONDAINO (RN)


Centro storico distribuito tra due vie parallele, conserva quasi integra la cinta muraria e l’originale porta settentrionale, quattrocentesca. Sulla Piazza Maggiore, a esedra porticata, si affaccia il Castello malatestiano, ampiamente rifatto: è sede del Municipio e del Museo Paleontologico.


MONDAVIO

MONDAVIO

Compatto nucleo castellano dal bel colore del mattone, cinto da mura e dominato da una poderosa Rocca Roveresca, progettata da Francesco di Giorgio Martini (1482) per Giovanni Della Rovere, capolavoro di “estetica militare” e solido baluardo difensivo della città. È uno dei primi esempi di fortificazione studiato per la resistenza alle prime armi da fuoco. Nel suggestivo interno è una straordinaria collezione di armi antiche (secc. XV-XVII) di diversa provenienza. Nel centro storico, nel moderno Municipio, tavola cuspidata di Olivuccio di Ciccarello (Madonna con Bambino e Crocifissione, 1385); dal chiostro cinquecentesco della Chiesa di San Francesco, si accede al Museo Civico (dipinti di Presutti e Guerrieri).

 

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MONDAVIO


Compatto nucleo castellano dal bel colore del mattone, cinto da mura e dominato da una poderosa Rocca Roveresca, progettata da Francesco di Giorgio Martini (1482) per Giovanni Della Rovere, capolavoro di “estetica militare” e solido baluardo difensivo della città. È uno dei primi esempi di fortificazione studiato per la resistenza alle prime armi da fuoco. Nel suggestivo interno è una straordinaria collezione di armi antiche (secc. XV-XVII) di diversa provenienza. Nel centro storico, nel moderno Municipio, tavola cuspidata di Olivuccio di Ciccarello (Madonna con Bambino e Crocifissione, 1385); dal chiostro cinquecentesco della Chiesa di San Francesco, si accede al Museo Civico (dipinti di Presutti e Guerrieri).

 


MONDOLFO

MONDOLFO

Sorge su una panoramica collina, in parte circondato da mura. Ai margini del paese è la notevole Chiesa di Sant’Agostino, fondata intorno alla metà del Duecento, restaurata nel 1467 e rifatta alla fine del sec. XVI. Ampio interno ad aula, una sorta di collezione d’arte roveresca, con ben dodici altari lignei e in pietra e tele che le conferiscono un solenne nobile aspetto. Si segnalano in particolare opere di Giuliano Presutti, Gianfrancesco Guerrieri, Claudio Ridolfi; pregevoli gli arredi lignei: pulpito, mostra dell’organo, coro, mobili della sacrestia.

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MONDOLFO


Sorge su una panoramica collina, in parte circondato da mura. Ai margini del paese è la notevole Chiesa di Sant’Agostino, fondata intorno alla metà del Duecento, restaurata nel 1467 e rifatta alla fine del sec. XVI. Ampio interno ad aula, una sorta di collezione d’arte roveresca, con ben dodici altari lignei e in pietra e tele che le conferiscono un solenne nobile aspetto. Si segnalano in particolare opere di Giuliano Presutti, Gianfrancesco Guerrieri, Claudio Ridolfi; pregevoli gli arredi lignei: pulpito, mostra dell’organo, coro, mobili della sacrestia.


MONTEFIORE CONCA (RN)

MONTEFIORE CONCA (RN)

Incantevole borgo castellano la cui parte alta, il Castello, è dominato da una imponente Rocca Malatestiana visibile da grande distanza, cinta interamente da due giri di mura cui si accede per la Porta Curina. Dall’alto del mastio, immenso panorama della costa adriatica dalle Marche alla Romagna. Nella Parrocchiale di San Paolo, Croce dipinta di scuola riminese del Trecento, Madonna della Misericordia, santi e committenti, tavola di pittore durantino (Lucio Dolci?).

Nella parte bassa, Oratorio dell’Ospedale con affreschi di scuola urbinate (sec. XV-XVI). A meno di km 1, Santuario della Madonna di Bonora, sorto su un’edicola in cui è un’immagine trecentesca della Madonna, ritenuta miracolosa.

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MONTEFIORE CONCA (RN)


Incantevole borgo castellano la cui parte alta, il Castello, è dominato da una imponente Rocca Malatestiana visibile da grande distanza, cinta interamente da due giri di mura cui si accede per la Porta Curina. Dall’alto del mastio, immenso panorama della costa adriatica dalle Marche alla Romagna. Nella Parrocchiale di San Paolo, Croce dipinta di scuola riminese del Trecento, Madonna della Misericordia, santi e committenti, tavola di pittore durantino (Lucio Dolci?).

Nella parte bassa, Oratorio dell’Ospedale con affreschi di scuola urbinate (sec. XV-XVI). A meno di km 1, Santuario della Madonna di Bonora, sorto su un’edicola in cui è un’immagine trecentesca della Madonna, ritenuta miracolosa.


MONTEGRIDOLFO (RN)

MONTEGRIDOLFO (RN)

Da sempre terra di confine, Montegridolfo conobbe nel corso dei secoli sia l'influenza del Ducato di Montefeltro che quello dei Malatesta, tanto che nel corso degli anni il cassero malatestiano fu oggetto di scontri e dispute militari. Ed è proprio per questa sua peculiarità difensiva che Montegridolfo fu progettato e costruito come "cassero", ovvero un borgo con pianta rettangolare dotato di una torre posta a rinforzo del complesso murario.

La chiesa di San Rocco, ex lazzaretto, situata appena fuori dalle mura, ove si possono ammirare tre dipinti della Madonna con Bambino con i santi Rocco e Sebastiano eseguiti in epoche differenti (il primo nella prima metà del Quattrocento, il secondo all'incirca nel 1520, il terzo nel 1623)

Il Museo della Linea dei Goti, dotato di ricco materiale a ricordo del passaggio del fronte tra fine agosto e primi settembre 1944. Sono esposte armi e cimeli vari degli eserciti contrapposti, mentre una sezione è specificamente dedicata agli stampati di propaganda del periodo di produzione tedesca, fascista e alleata.

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie, situato a Trebbio (frazione di Montegridolfo), luogo di culto e pellegrinaggio, nel quale è possibile ammirare un quadro di Pompeo Morganti da Fano, realizzato nel 1549, raffigurante l'apparizione della Madonna.



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MONTEGRIDOLFO (RN)


Da sempre terra di confine, Montegridolfo conobbe nel corso dei secoli sia l'influenza del Ducato di Montefeltro che quello dei Malatesta, tanto che nel corso degli anni il cassero malatestiano fu oggetto di scontri e dispute militari. Ed è proprio per questa sua peculiarità difensiva che Montegridolfo fu progettato e costruito come "cassero", ovvero un borgo con pianta rettangolare dotato di una torre posta a rinforzo del complesso murario.

La chiesa di San Rocco, ex lazzaretto, situata appena fuori dalle mura, ove si possono ammirare tre dipinti della Madonna con Bambino con i santi Rocco e Sebastiano eseguiti in epoche differenti (il primo nella prima metà del Quattrocento, il secondo all'incirca nel 1520, il terzo nel 1623)

Il Museo della Linea dei Goti, dotato di ricco materiale a ricordo del passaggio del fronte tra fine agosto e primi settembre 1944. Sono esposte armi e cimeli vari degli eserciti contrapposti, mentre una sezione è specificamente dedicata agli stampati di propaganda del periodo di produzione tedesca, fascista e alleata.

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie, situato a Trebbio (frazione di Montegridolfo), luogo di culto e pellegrinaggio, nel quale è possibile ammirare un quadro di Pompeo Morganti da Fano, realizzato nel 1549, raffigurante l'apparizione della Madonna.




ORCIANO

ORCIANO

Paese disteso su di una dorsale collinare, in posizione panoramica. Vi sorge una delle chiese più interessanti della regione: Santa Maria Nuova, rinascimentale, eretta nel 1492 per volere di Giovanni Della Rovere su progetto del fiorentino Baccio Pontelli. Sulla facciata in cotto spicca un elegante protiro in pietra bianca con colonne e timpano adorni di finissimi rilievi. Interno a pianta quadrangolare con cupola e lanternino centrale, di tipo toscano. Nella cappella a destra dell’abside, stucchi attribuiti all’urbinate Federico Brandani.

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ORCIANO


Paese disteso su di una dorsale collinare, in posizione panoramica. Vi sorge una delle chiese più interessanti della regione: Santa Maria Nuova, rinascimentale, eretta nel 1492 per volere di Giovanni Della Rovere su progetto del fiorentino Baccio Pontelli. Sulla facciata in cotto spicca un elegante protiro in pietra bianca con colonne e timpano adorni di finissimi rilievi. Interno a pianta quadrangolare con cupola e lanternino centrale, di tipo toscano. Nella cappella a destra dell’abside, stucchi attribuiti all’urbinate Federico Brandani.


PENNABILLI (RN)

PENNABILLI (RN)

Paese in posizione panoramica sulle valli del Marecchia e del Messa, raccolto tra due punte rocciose, la Penna (o Roccione) e i Billi (o Rupe). Da visitare la Chiesa di San Cristoforo, detta di Sant’Agostino, o Madonna delle Grazie, raffigurata in un prezioso affresco tardogotico del 1432, opera attribuita ad Antonio Alberti da Ferrara, entro edicola rinascimentale (1528). Organo del sec. XVI e pregevoli pale d’altare. Il Museo Diocesano “A. Bergamaschi”, negli ambienti della sacrestia, raccoglie dipinti, paramenti, arredi.

Unici nel loro genere sono i Musei minimi, ideati dal poeta Tonino Guerra, il cui percorso si articola in vari “luoghi dell’anima”, tra installazioni artistiche dislocate nel paese e nei dintorni.

In località Ponte Messa, Pieve di San Pietro o dei Canonici, romanica (sec. XII), a tre navate, presbiterio soprelevato sulla cripta. Nei pressi, Museo di Informatica e Storia del Calcolo, in cui il visitatore può “partecipare” attivamente al mondo dell’informatica.

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PENNABILLI (RN)


Paese in posizione panoramica sulle valli del Marecchia e del Messa, raccolto tra due punte rocciose, la Penna (o Roccione) e i Billi (o Rupe). Da visitare la Chiesa di San Cristoforo, detta di Sant’Agostino, o Madonna delle Grazie, raffigurata in un prezioso affresco tardogotico del 1432, opera attribuita ad Antonio Alberti da Ferrara, entro edicola rinascimentale (1528). Organo del sec. XVI e pregevoli pale d’altare. Il Museo Diocesano “A. Bergamaschi”, negli ambienti della sacrestia, raccoglie dipinti, paramenti, arredi.

Unici nel loro genere sono i Musei minimi, ideati dal poeta Tonino Guerra, il cui percorso si articola in vari “luoghi dell’anima”, tra installazioni artistiche dislocate nel paese e nei dintorni.

In località Ponte Messa, Pieve di San Pietro o dei Canonici, romanica (sec. XII), a tre navate, presbiterio soprelevato sulla cripta. Nei pressi, Museo di Informatica e Storia del Calcolo, in cui il visitatore può “partecipare” attivamente al mondo dell’informatica.


PERGOLA

PERGOLA

Cittadina posta alla confluenza del Cinisco nel Cesano, fondata dagli eugubini all’inizio del Duecento. Sul Corso Matteotti, asse viario principale, prospettano l’elegante architettura settecentesca del Palazzo Comunale e alcune chiese. Chiesa di Santa Maria della Piazza, Chiesa di Sant’Andrea (dipinti del Ridolfi e di Palma il Giovane), il Duomo, eretto nel 1258 e rifatto nel sec. XIX, con un notevole corredo pittorico (opere di Terenzi, Allegrini, scuola del Barocci) e, sull’altare maggiore il prezioso Reliquiario di San Secondo, in argento sbalzato e dorato (sec. XV), la Cappella dei Re Magi (resto della demolita chiesa di San Pietro), il cui interno è un interessante esempio di barocco marchigiano-romano, interamente decorato dagli stucchi di Tommaso Amantini.

In una via parallela è la Chiesa di San Francesco, gotica (1263), con portale a fasci di colonnine: conserva alcune tele baroccesche, una Croce dipinta trecentesca di Mello da Gubbio e un’Annunciazione di Lavinia Fontana (fine sec. XVI).

Quartiere delle Tinte, così detto perché vi lavoravano i tintori della lana, ove spicca la Chiesa della Visitazione, detta Chiesa delle Tinte, a pianta centrale e cupola ottagonale, eretta dalla corporazione dei tintori nel 1787.

Celeberrimi i Bronzi Dorati, conservati nell’ex convento delle agostiniane, sufficienti a motivare una gita: vigoroso gruppo equestre di età imperiale ritrovati nel 1946. L’annessa Chiesa di San Giacomo, dalla gotica facciata, ha un bel portale adorno di bassorilievi.

A Pergola, nota per il buon vino nel passato, si produce un delicato vino rosso, il Vernaculum.

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PERGOLA


Cittadina posta alla confluenza del Cinisco nel Cesano, fondata dagli eugubini all’inizio del Duecento. Sul Corso Matteotti, asse viario principale, prospettano l’elegante architettura settecentesca del Palazzo Comunale e alcune chiese. Chiesa di Santa Maria della Piazza, Chiesa di Sant’Andrea (dipinti del Ridolfi e di Palma il Giovane), il Duomo, eretto nel 1258 e rifatto nel sec. XIX, con un notevole corredo pittorico (opere di Terenzi, Allegrini, scuola del Barocci) e, sull’altare maggiore il prezioso Reliquiario di San Secondo, in argento sbalzato e dorato (sec. XV), la Cappella dei Re Magi (resto della demolita chiesa di San Pietro), il cui interno è un interessante esempio di barocco marchigiano-romano, interamente decorato dagli stucchi di Tommaso Amantini.

In una via parallela è la Chiesa di San Francesco, gotica (1263), con portale a fasci di colonnine: conserva alcune tele baroccesche, una Croce dipinta trecentesca di Mello da Gubbio e un’Annunciazione di Lavinia Fontana (fine sec. XVI).

Quartiere delle Tinte, così detto perché vi lavoravano i tintori della lana, ove spicca la Chiesa della Visitazione, detta Chiesa delle Tinte, a pianta centrale e cupola ottagonale, eretta dalla corporazione dei tintori nel 1787.

Celeberrimi i Bronzi Dorati, conservati nell’ex convento delle agostiniane, sufficienti a motivare una gita: vigoroso gruppo equestre di età imperiale ritrovati nel 1946. L’annessa Chiesa di San Giacomo, dalla gotica facciata, ha un bel portale adorno di bassorilievi.

A Pergola, nota per il buon vino nel passato, si produce un delicato vino rosso, il Vernaculum.


PESARO

PESARO

Centro industriale di primaria importanza (mobilifici) e balneare, fu l’antica Pisaurus, appartenuta ai Malatesta nel medioevo, poi agli Sforza e infine ai Della Rovere, dei quali il Duca Francesco Maria I, la fece capitale del Ducato di Urbino nel 1523.

È città musicale per eccellenza: vi hanno sede il Conservatorio di Musica “Rossini” e il Teatro Rossini, dove si tiene ogni anno il rinomato Rossini Opera Festival (ROF).

Il centro ideale e urbanistico è l’ampia Piazza del popolo, che però ha perso su due lati l’aspetto originario. Il Palazzo Ducale (interni visitabili in parte e su richiesta, in quanto vi ha sede la Prefettura), eretto da Alessandro Sforza, di semplici ed eleganti forme del primo Rinascimento e finestre decorate da Domenico Rosselli. Di fronte, l’incompiuto Palazzo della Paggeria, dépendance della corte. Dell’ex Chiesa di San Domenico (1290) resta solo la facciata in cotto, con portale e statue del 1395 di scuola dei Dalle Masegne.

Chiesa di San Francesco (denominata anche Santa Maria delle Grazie), con ricco portale gotico e notevole patrimonio d’arte legato in particolare ai Malatesta (Madonna della Misericordia e i Santi Giacomo e Antonio, trittico di Jacobello del Fiore (1407).

Cattedrale di San Terenzio, dalla semplice facciata gotica in cotto, conserva nell’ottocentesco interno un grandioso pavimento a mosaico del secolo VI, su di uno più antico di età imperiale, visibili da aperture in vetro praticate sul pavimento moderno.

Chiesa di Sant’Agostino. Dell’originaria costruzione resta il ricco Portale gotico veneziano (1413); nel presbiterio coro con stalli intarsiati raffiguranti le vedute di Pesaro (fine sec. XV-inizio XVI); nella cappella a sinistra, Cristo crocifisso e la Maddalena, rilievo di Federico Brandani.

Chiesa del Nome di Dio. Eretta nel 1576 su progetto di Nicolò Sabatini per volere di Francesco Maria II Della Rovere. Notevole per la decorazione interna seicentesca, con tele di Gian Giacomo Pandolfi e decorazione lignea di Giovanni Cortese.

Chiesa di San Giovanni Battista. Chiesa cinquecentesca, edificata per volere di Guidubaldo II Della Rovere su disegno di Girolamo e Bartolomeo Genga, ha facciata incompiuta e aperta in alto da una serliana. Interno articolato in un raffinato gioco di spazio e luce di gusto manierista. Ricco apparato di stucchi di Giuseppe Mazza nella Cappella delle Stigmate e raro Crocifisso ligneo (1636) di Innocenzo da Petralia.

 

 

I Musei Civici comprendono la Pinacoteca e Il Museo delle ceramiche. La collezione di dipinti è costituita da opere medioevali (Marco Zoppo, Jacobello del Fiore, Giovanni Francesco da Rimini, Vitale da Bologna), fino a Guido Reni, Domenico Beccafumi, Simone Cantarini, ma soprattutto merita una attenta visita l’Incoronazione di Maria (nota come Pala di Pesaro), uno dei massimi capolavori di Giovanni Bellini, realizzato nel 1474, completo di cornice e predella. La raccolta di ceramiche è una delle più importanti d’Italia e documenta in particolare le botteghe del periodo rinascimentale (Urbino, Castel Durante, Pesaro, Faenza, Deruta, Gubbio, Castelli).

 

Casa museo di Gioacchino Rossini, raccoglie stampe e cimeli del grande compositore, nato a Pesaro nel 1792).

 

 

Museo Archeologico Oliveriano, vi sono raccolte le suppellettili di tombe preistoriche di Pesaro e della necropoli di Novilara, bronzetti greci, italici e romani, monete, vasi e una famosa iscrizione etrusco-latina.

 

Rocca Costanza. Architettura militare del sec. XV, costruita da Luciano Laurana per Costanzo Sforza. Circondata dal fossato, è a pianta quadrata con torrioni cilindrici angolari. È in parte sfigurata dall’adattamento a carcere, oggi chiuso.

 

 

Villa Imperiale (visitabile a richiesta all’Ufficio del turismo). Immersa nel verde di Colle San Bartolo, vero gioiello di architettura e pittura manierista post raffaellesca. Composta da due corpi di fabbrica, uno del sec. XV, eretta per Alessandro Sforza, l’altro, capolavoro di Girolamo Genga, della prima metà del Cinquecento, per i Della Rovere. Magnifiche sale interne decorate dallo stesso Genga, da Camillo Mantovano, Bronzino, Raffaellino del Colle, Perin del Vaga, Francesco Menzocchi.

 

Strada panoramica di Colle San Bartolo (escursione caldamente consigliata). Corre alta sul mare e a ovest offre vasti panorami verso le colline dell’entroterra e sul castello di Gradara. Attraversa i suggestivi borghi di FIORENZUOLA DI FOCARA e CASTEL DI MEZZO, a strapiombo sul mare e termina a Gabicce Monte per poi ridiscendere a Cattolica.

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PESARO


Centro industriale di primaria importanza (mobilifici) e balneare, fu l’antica Pisaurus, appartenuta ai Malatesta nel medioevo, poi agli Sforza e infine ai Della Rovere, dei quali il Duca Francesco Maria I, la fece capitale del Ducato di Urbino nel 1523.

È città musicale per eccellenza: vi hanno sede il Conservatorio di Musica “Rossini” e il Teatro Rossini, dove si tiene ogni anno il rinomato Rossini Opera Festival (ROF).

Il centro ideale e urbanistico è l’ampia Piazza del popolo, che però ha perso su due lati l’aspetto originario. Il Palazzo Ducale (interni visitabili in parte e su richiesta, in quanto vi ha sede la Prefettura), eretto da Alessandro Sforza, di semplici ed eleganti forme del primo Rinascimento e finestre decorate da Domenico Rosselli. Di fronte, l’incompiuto Palazzo della Paggeria, dépendance della corte. Dell’ex Chiesa di San Domenico (1290) resta solo la facciata in cotto, con portale e statue del 1395 di scuola dei Dalle Masegne.

Chiesa di San Francesco (denominata anche Santa Maria delle Grazie), con ricco portale gotico e notevole patrimonio d’arte legato in particolare ai Malatesta (Madonna della Misericordia e i Santi Giacomo e Antonio, trittico di Jacobello del Fiore (1407).

Cattedrale di San Terenzio, dalla semplice facciata gotica in cotto, conserva nell’ottocentesco interno un grandioso pavimento a mosaico del secolo VI, su di uno più antico di età imperiale, visibili da aperture in vetro praticate sul pavimento moderno.

Chiesa di Sant’Agostino. Dell’originaria costruzione resta il ricco Portale gotico veneziano (1413); nel presbiterio coro con stalli intarsiati raffiguranti le vedute di Pesaro (fine sec. XV-inizio XVI); nella cappella a sinistra, Cristo crocifisso e la Maddalena, rilievo di Federico Brandani.

Chiesa del Nome di Dio. Eretta nel 1576 su progetto di Nicolò Sabatini per volere di Francesco Maria II Della Rovere. Notevole per la decorazione interna seicentesca, con tele di Gian Giacomo Pandolfi e decorazione lignea di Giovanni Cortese.

Chiesa di San Giovanni Battista. Chiesa cinquecentesca, edificata per volere di Guidubaldo II Della Rovere su disegno di Girolamo e Bartolomeo Genga, ha facciata incompiuta e aperta in alto da una serliana. Interno articolato in un raffinato gioco di spazio e luce di gusto manierista. Ricco apparato di stucchi di Giuseppe Mazza nella Cappella delle Stigmate e raro Crocifisso ligneo (1636) di Innocenzo da Petralia.

 

 

I Musei Civici comprendono la Pinacoteca e Il Museo delle ceramiche. La collezione di dipinti è costituita da opere medioevali (Marco Zoppo, Jacobello del Fiore, Giovanni Francesco da Rimini, Vitale da Bologna), fino a Guido Reni, Domenico Beccafumi, Simone Cantarini, ma soprattutto merita una attenta visita l’Incoronazione di Maria (nota come Pala di Pesaro), uno dei massimi capolavori di Giovanni Bellini, realizzato nel 1474, completo di cornice e predella. La raccolta di ceramiche è una delle più importanti d’Italia e documenta in particolare le botteghe del periodo rinascimentale (Urbino, Castel Durante, Pesaro, Faenza, Deruta, Gubbio, Castelli).

 

Casa museo di Gioacchino Rossini, raccoglie stampe e cimeli del grande compositore, nato a Pesaro nel 1792).

 

 

Museo Archeologico Oliveriano, vi sono raccolte le suppellettili di tombe preistoriche di Pesaro e della necropoli di Novilara, bronzetti greci, italici e romani, monete, vasi e una famosa iscrizione etrusco-latina.

 

Rocca Costanza. Architettura militare del sec. XV, costruita da Luciano Laurana per Costanzo Sforza. Circondata dal fossato, è a pianta quadrata con torrioni cilindrici angolari. È in parte sfigurata dall’adattamento a carcere, oggi chiuso.

 

 

Villa Imperiale (visitabile a richiesta all’Ufficio del turismo). Immersa nel verde di Colle San Bartolo, vero gioiello di architettura e pittura manierista post raffaellesca. Composta da due corpi di fabbrica, uno del sec. XV, eretta per Alessandro Sforza, l’altro, capolavoro di Girolamo Genga, della prima metà del Cinquecento, per i Della Rovere. Magnifiche sale interne decorate dallo stesso Genga, da Camillo Mantovano, Bronzino, Raffaellino del Colle, Perin del Vaga, Francesco Menzocchi.

 

Strada panoramica di Colle San Bartolo (escursione caldamente consigliata). Corre alta sul mare e a ovest offre vasti panorami verso le colline dell’entroterra e sul castello di Gradara. Attraversa i suggestivi borghi di FIORENZUOLA DI FOCARA e CASTEL DI MEZZO, a strapiombo sul mare e termina a Gabicce Monte per poi ridiscendere a Cattolica.


PIANDIMELETO

PIANDIMELETO

Antico capoluogo della Contea degli Oliva di Piagnano, vi sorge il Castello con caditoie e merli ghibellini, trasformato nel 1485 dal Conte Carlo Oliva, forse su progetto di Simone di Giorgio Ferrucci, in residenza signorile, con belle sale interne con portali e camini rinascimentali. Sulla facciata furono aperte le finestre, facendo perdere in parte l’aspetto del fortilizio medioevale.

Chiesa di San Biagio (Sant’Agostino). Conserva tutta la parete sinistra in pietra di fiume, in stile gotico (1285). Interno a unica navata. Alla parete sinistra affreschi attribuiti al pittore locale Evangelista di Piandimeleto, tutore del giovanissimo Raffaello: I santi Floriano e Lucia, con lo stemma dei Conti Oliva, Crocifissione; alla parete destra Madonna col Bambino e i santi Rocco e Sebastiano (1576), di Giovanni Battista Ragazzini. Sul pavimento, lastre tombali (se. XIV) degli Oliva. Merita una deviazione il Castello di Piagnano, primo feudo dei Conti Oliva. Conserva poderosi ruderi: porta, tra due bastioni, e resti della triplice cinta muraria dei secc. XIII-XIV.

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PIANDIMELETO


Antico capoluogo della Contea degli Oliva di Piagnano, vi sorge il Castello con caditoie e merli ghibellini, trasformato nel 1485 dal Conte Carlo Oliva, forse su progetto di Simone di Giorgio Ferrucci, in residenza signorile, con belle sale interne con portali e camini rinascimentali. Sulla facciata furono aperte le finestre, facendo perdere in parte l’aspetto del fortilizio medioevale.

Chiesa di San Biagio (Sant’Agostino). Conserva tutta la parete sinistra in pietra di fiume, in stile gotico (1285). Interno a unica navata. Alla parete sinistra affreschi attribuiti al pittore locale Evangelista di Piandimeleto, tutore del giovanissimo Raffaello: I santi Floriano e Lucia, con lo stemma dei Conti Oliva, Crocifissione; alla parete destra Madonna col Bambino e i santi Rocco e Sebastiano (1576), di Giovanni Battista Ragazzini. Sul pavimento, lastre tombali (se. XIV) degli Oliva. Merita una deviazione il Castello di Piagnano, primo feudo dei Conti Oliva. Conserva poderosi ruderi: porta, tra due bastioni, e resti della triplice cinta muraria dei secc. XIII-XIV.


PIETRARUBBIA

PIETRARUBBIA

Minuscolo borgo tutto in pietra, sorto intorno al 1000, carico di tragiche memorie storiche medioevali, dominato dai resti di un castello che si erge su una rupe rossastra. Chiesa di San Silvestro, rifatta nel 1476, Palazzo gentilizio, Palazzo del Vicariato (trasformato in locanda). È sede di importanti manifestazioni d’arte contemporanea.

 

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PIETRARUBBIA


Minuscolo borgo tutto in pietra, sorto intorno al 1000, carico di tragiche memorie storiche medioevali, dominato dai resti di un castello che si erge su una rupe rossastra. Chiesa di San Silvestro, rifatta nel 1476, Palazzo gentilizio, Palazzo del Vicariato (trasformato in locanda). È sede di importanti manifestazioni d’arte contemporanea.

 


PIOBBICO

PIOBBICO

Base di escursioni al Monte Nerone, è un incantevole paese, diviso in due settori ben distinti: il paese moderno e il Borghetto. Questo è attraversato da strette viuzze che conducono al Palazzo dei Brancaleoni, signori del luogo dall’epoca longobarda fino all’inizio del sec. XIX. Singolare ed articolato edificio costruito in pietra rosa a partire dal 1318 e ampliato successivamente lasciando intatti i corpi di fabbrica precedenti, da risultare una antologia perfettamente armonizzata di tutti gli stili architettonici dal medioevo alla fine del Settecento. Delle numerose sale interne le più interessanti sono quelle dell’appartamento del Conte Antonio decorate in stile manierista: Sala del Leone d’oro, Camera Greca e attiguo oratorio, Camera Romana e attiguo oratorio (stucchi di Federico Brandani, volte affrescate da Giorgio Picchi e Felici Damiani, camini e portali).

Nel paese, Chiesa di Santo Stefano (sec. XVIII). Interno a pianta ellittica; tra le pale d’altare Riposo durante la fuga in Egitto di Federico Barocci. Alle pareti dieci statue dei Profeti (1541) eseguite in parte dal Brandani.

A km 2 in direzione Acqualagna, Chiesa di Santa Maria in Valdabisso. Edificio in pietra, preceduto da un portico seicentesco, con portale rinascimentale, custodisce una immagine della Madonna ritenuta miracolosa e vari affreschi e dipinti di pregio, tra cui una Assunzione della Vergine su tavola di Raffaellino del Colle (1520).

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PIOBBICO


Base di escursioni al Monte Nerone, è un incantevole paese, diviso in due settori ben distinti: il paese moderno e il Borghetto. Questo è attraversato da strette viuzze che conducono al Palazzo dei Brancaleoni, signori del luogo dall’epoca longobarda fino all’inizio del sec. XIX. Singolare ed articolato edificio costruito in pietra rosa a partire dal 1318 e ampliato successivamente lasciando intatti i corpi di fabbrica precedenti, da risultare una antologia perfettamente armonizzata di tutti gli stili architettonici dal medioevo alla fine del Settecento. Delle numerose sale interne le più interessanti sono quelle dell’appartamento del Conte Antonio decorate in stile manierista: Sala del Leone d’oro, Camera Greca e attiguo oratorio, Camera Romana e attiguo oratorio (stucchi di Federico Brandani, volte affrescate da Giorgio Picchi e Felici Damiani, camini e portali).

Nel paese, Chiesa di Santo Stefano (sec. XVIII). Interno a pianta ellittica; tra le pale d’altare Riposo durante la fuga in Egitto di Federico Barocci. Alle pareti dieci statue dei Profeti (1541) eseguite in parte dal Brandani.

A km 2 in direzione Acqualagna, Chiesa di Santa Maria in Valdabisso. Edificio in pietra, preceduto da un portico seicentesco, con portale rinascimentale, custodisce una immagine della Madonna ritenuta miracolosa e vari affreschi e dipinti di pregio, tra cui una Assunzione della Vergine su tavola di Raffaellino del Colle (1520).


SAN LEO (RN)

SAN LEO (RN)

Meta turistica obbligatoria, la romana Mons feretrius, capitale storica e spirituale del Montefeltro, si erge altissima su uno sperone roccioso impressionante, su cui si eleva la poderosa Rocca, o Forte, straordinario esempio di architettura militare. Costruita inizialmente dai romani, subì in ogni epoca varie trasformazioni, fino ad assumere l’aspetto attuale. La Chiesa, dopo la fine del Ducato di Urbino, lo adattò a carcere, che ebbe tra i detenuti Giuseppe Balsamo (il celebre Cagliostro) e il mazziniano Felice Orsini. Vi è sistemato il Museo Civico della Fortezza e una collezione di armi.

Nel raccolto borgo, Pieve di Santa Maria Assunta (sec. XI), a tre absidi e ingresso laterale di tipo bizantino-ravennate; interno a tre navate su pilastri e colonne di epoca romana con cripta e ciborio datato 882. Duomo di San Leone. Mirabile esempio di architettura romanico-lombarda costruito nel 1173 per volere di Montefeltrano I. Interno a tre navate  con presbiterio elevato sulla cripta e volta originale; nella cripta, a cinque navatelle, era collocato il sepolcro di San Leone. La Torre Campanaria, alta 32 metri, è del sec. XII.

Piazza Dante. Vi prospettano il Palazzo Della Rovere (inizio Seicento), oggi municipio, e il Palazzo mediceo, a lato delle absidi della Pieve, in cui ha sede il Museo di Arte Sacra (dipinti dei secc. XIV-XVIII; Deposizione di Cristo del Guercino, e l’olmo (ripiantato nel 1936) sotto il quale predicò San Francesco, che fu a San Leo nel 1213.

 

A pochi minuti, per una strada da cui si ha una bella veduta dell’intero masso su cui sorge San Leo, solitario Convento di Sant’Igne, romanico-gotico, il cui nome deriverebbe da un fuoco miracoloso che con il suo chiarore condusse in salvo da una tempesta notturna Bonconte e Taddeo da Montefeltro.

 

 

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SAN LEO (RN)


Meta turistica obbligatoria, la romana Mons feretrius, capitale storica e spirituale del Montefeltro, si erge altissima su uno sperone roccioso impressionante, su cui si eleva la poderosa Rocca, o Forte, straordinario esempio di architettura militare. Costruita inizialmente dai romani, subì in ogni epoca varie trasformazioni, fino ad assumere l’aspetto attuale. La Chiesa, dopo la fine del Ducato di Urbino, lo adattò a carcere, che ebbe tra i detenuti Giuseppe Balsamo (il celebre Cagliostro) e il mazziniano Felice Orsini. Vi è sistemato il Museo Civico della Fortezza e una collezione di armi.

Nel raccolto borgo, Pieve di Santa Maria Assunta (sec. XI), a tre absidi e ingresso laterale di tipo bizantino-ravennate; interno a tre navate su pilastri e colonne di epoca romana con cripta e ciborio datato 882. Duomo di San Leone. Mirabile esempio di architettura romanico-lombarda costruito nel 1173 per volere di Montefeltrano I. Interno a tre navate  con presbiterio elevato sulla cripta e volta originale; nella cripta, a cinque navatelle, era collocato il sepolcro di San Leone. La Torre Campanaria, alta 32 metri, è del sec. XII.

Piazza Dante. Vi prospettano il Palazzo Della Rovere (inizio Seicento), oggi municipio, e il Palazzo mediceo, a lato delle absidi della Pieve, in cui ha sede il Museo di Arte Sacra (dipinti dei secc. XIV-XVIII; Deposizione di Cristo del Guercino, e l’olmo (ripiantato nel 1936) sotto il quale predicò San Francesco, che fu a San Leo nel 1213.

 

A pochi minuti, per una strada da cui si ha una bella veduta dell’intero masso su cui sorge San Leo, solitario Convento di Sant’Igne, romanico-gotico, il cui nome deriverebbe da un fuoco miracoloso che con il suo chiarore condusse in salvo da una tempesta notturna Bonconte e Taddeo da Montefeltro.

 

 


SAN LORENZO IN CAMPO

SAN LORENZO IN CAMPO

Paese sovrastato dal Palazzo Della Rovere, voluto da Giulio Della Rovere (prima metà del sec. XVI), rimaneggiato all’inizio dell’Ottocento. Vi è stato ricavato un grazioso teatro (1816). Include il Museo Archeologico del Territorio (reperti archeologici della romana Suasa, collezione di fossili, raccolta naturalistica) e il Museo Etnografico Africano.

Abbazia di San Lorenzo
, sorta forse nel sec. VIII sui ruderi di un tempio pagano. Esternamente, di romanico conserva le due absidi minori. Interno a pianta basilicale a tre navate, senza transetto, sorrette da colonne, di cui quattro egizie; cripta romanica (secc. XI-XII) a sette navatelle. Annesso alla chiesa è l’Antiquarium suasano (reperti di epoca romana, ceramiche di scuola pesarese, stemmi rovereschi).

Breve escursione a Castelleone di Suasa (AN): Parco Archeologico di Suasa e al Museo Archeologico della città romana.

 

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SAN LORENZO IN CAMPO


Paese sovrastato dal Palazzo Della Rovere, voluto da Giulio Della Rovere (prima metà del sec. XVI), rimaneggiato all’inizio dell’Ottocento. Vi è stato ricavato un grazioso teatro (1816). Include il Museo Archeologico del Territorio (reperti archeologici della romana Suasa, collezione di fossili, raccolta naturalistica) e il Museo Etnografico Africano.

Abbazia di San Lorenzo
, sorta forse nel sec. VIII sui ruderi di un tempio pagano. Esternamente, di romanico conserva le due absidi minori. Interno a pianta basilicale a tre navate, senza transetto, sorrette da colonne, di cui quattro egizie; cripta romanica (secc. XI-XII) a sette navatelle. Annesso alla chiesa è l’Antiquarium suasano (reperti di epoca romana, ceramiche di scuola pesarese, stemmi rovereschi).

Breve escursione a Castelleone di Suasa (AN): Parco Archeologico di Suasa e al Museo Archeologico della città romana.

 


SANT’AGATA FELTRIA (RN)

SANT’AGATA FELTRIA (RN)

Suggestivo paese asserragliato sotto la rupe rocciosa (Sasso del Lupo) su cui si eleva alta sull’abitato la Rocca Fregoso, il baluardo difensivo più settentrionale del Ducato di Urbino, ristrutturata da Francesco di Giorgio Martini. Museo di Rocca Fregoso (opere grafiche, litografie pubblicitarie, manifesti d’epoca, mostra del filato e del cucito, mostra di alchimia e medicina).

Chiesa collegiata di Sant’Agata, settecentesca, con altari barocchi, tele seicentesche e una Pietà in terracotta policroma del sec. XV. Palazzo Fregoso (1603), sede del municipio, a portico (affresco Madonna col Bambino e i santi Agata e Sebastiano, con la riproduzione del palazzo).

Chiesa delle Clarisse (tele di maniera di Guido Reni); Chiesa di Sant’Antonio di Padova (tele seicentesche di gusto emiliano, tra cui Madonna col Bambino e con San felice da Cantalice, della maniera del Guercino).

Fuori dell’abitato. Chiesa conventuale di San Girolamo, con facciata in cotto a portico del sec. XV: entro una grande ancona lignea con gli stemmi dei Fregoso, pregevole tela di Pietro da Cortona (Madonna col Bambino e i santi Girolamo, Cristina, Francesco e Antonio di Padova, del 1630-1640).

Una breve escursione conduce a Petrella Guidi, piccolo borgo fortificato dominato da un mastio quadrato; nella Chiesa di Sant’Apollinare, affresco della Madonna della Misericordia (secc. XV-XVI), ritenuta miracolosa.

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SANT’AGATA FELTRIA (RN)


Suggestivo paese asserragliato sotto la rupe rocciosa (Sasso del Lupo) su cui si eleva alta sull’abitato la Rocca Fregoso, il baluardo difensivo più settentrionale del Ducato di Urbino, ristrutturata da Francesco di Giorgio Martini. Museo di Rocca Fregoso (opere grafiche, litografie pubblicitarie, manifesti d’epoca, mostra del filato e del cucito, mostra di alchimia e medicina).

Chiesa collegiata di Sant’Agata, settecentesca, con altari barocchi, tele seicentesche e una Pietà in terracotta policroma del sec. XV. Palazzo Fregoso (1603), sede del municipio, a portico (affresco Madonna col Bambino e i santi Agata e Sebastiano, con la riproduzione del palazzo).

Chiesa delle Clarisse (tele di maniera di Guido Reni); Chiesa di Sant’Antonio di Padova (tele seicentesche di gusto emiliano, tra cui Madonna col Bambino e con San felice da Cantalice, della maniera del Guercino).

Fuori dell’abitato. Chiesa conventuale di San Girolamo, con facciata in cotto a portico del sec. XV: entro una grande ancona lignea con gli stemmi dei Fregoso, pregevole tela di Pietro da Cortona (Madonna col Bambino e i santi Girolamo, Cristina, Francesco e Antonio di Padova, del 1630-1640).

Una breve escursione conduce a Petrella Guidi, piccolo borgo fortificato dominato da un mastio quadrato; nella Chiesa di Sant’Apollinare, affresco della Madonna della Misericordia (secc. XV-XVI), ritenuta miracolosa.


SANT’ANGELO IN VADO

SANT’ANGELO IN VADO

Centro storico austero e compatto, con chiese e nobili palazzi ricchi di testimonianze d’arte e di storia. È l’antica Tiphernum Mataurense, importante sito archeologico. È una delle capitali marchigiane del tartufo.

All’ingresso del centro storico. Chiesa di Santa Maria dei Servi extra muros. Di origini medioevali, ristrutturata in sobrie forme nel sec. XVI, conserva notevoli opere d’arte entro solenni altari lignei dorati: Assunzione della Vergine, rilievo bronzeo attribuito a Lorenzo Ghiberti; tele di Raffaellino del Colle, Santi di Tito, Girolamo Cialdieri, Francesco Nardini; alle pareti, maioliche robbiane. Nell’annesso ex convento, Museo Archeologico di Tiphernum Mataurense; la visita include la Domus del mito, imperdibile domus romana del sec. I d. C. con pregevolissimi mosaici pavimentali (Scene di caccia, figure mitologiche, Carro con Nettuno ed Anfitrite).

Piazza Pio XII. Raccolto spazio urbano delimitato dal Palazzo della Ragione, a porticato, antica sede del governo, affiancato dalla Torre Civica, e dalla settecentesca facciata della Cattedrale di San Michele Arcangelo, nel cui interno è un trittico trecentesco (Madonna col Bambino e Santi) e, nella Cappella del Pianto, Madonna col Bambino (inizio sec. XV) attribuita a Zanino di Pietro.

Piazza Umberto I. Al centro, statua di papa Clemente XIV Ganganelli. Tutt’intorno prospettano importanti edifici monumentali il Palazzo Fagnani, oggi municipio (nella sala del consiglio grande tela di Federico Zuccari del 1603: Madonna col Bambino e Santi e la famiglia Zuccari); il Teatro Zuccari; la Chiesa di Santa Caterina delle bastarde (interno rivestito di stucchi e statue raffiguranti i Dottori della Chiesa e le Virtù cardinali, della seconda metà del Seicento, opera attribuita a Tommaso Amantini; grande altare con la Decollazione di Santa Caterina, di Raffaello Schiaminossi); Chiesa di San Filippo, a pianta ottagonale, eretta nel 1605 (altari lignei dorati; tela di Gian Giacomo Pandolfi, Federico Ubaldo Della Rovere raccomandato alla Madonna; Madonna immacolata, attribuita a Lorenzo Ghiberti; cupola affrescata da August Albrecht Wallenstein).

Presso il cimitero, Chiesa e Convento di Santa Maria degli Angeli, rinascimentale, in laterizi con nartece a sette arcate; nell’interno, altari lignei dorati e due tele preziose: Madonna degli Angeli di Taddeo Zuccari e Visita di Maria a Sant’Elisabetta di Domenico Peruzzini (1669).

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SANT’ANGELO IN VADO


Centro storico austero e compatto, con chiese e nobili palazzi ricchi di testimonianze d’arte e di storia. È l’antica Tiphernum Mataurense, importante sito archeologico. È una delle capitali marchigiane del tartufo.

All’ingresso del centro storico. Chiesa di Santa Maria dei Servi extra muros. Di origini medioevali, ristrutturata in sobrie forme nel sec. XVI, conserva notevoli opere d’arte entro solenni altari lignei dorati: Assunzione della Vergine, rilievo bronzeo attribuito a Lorenzo Ghiberti; tele di Raffaellino del Colle, Santi di Tito, Girolamo Cialdieri, Francesco Nardini; alle pareti, maioliche robbiane. Nell’annesso ex convento, Museo Archeologico di Tiphernum Mataurense; la visita include la Domus del mito, imperdibile domus romana del sec. I d. C. con pregevolissimi mosaici pavimentali (Scene di caccia, figure mitologiche, Carro con Nettuno ed Anfitrite).

Piazza Pio XII. Raccolto spazio urbano delimitato dal Palazzo della Ragione, a porticato, antica sede del governo, affiancato dalla Torre Civica, e dalla settecentesca facciata della Cattedrale di San Michele Arcangelo, nel cui interno è un trittico trecentesco (Madonna col Bambino e Santi) e, nella Cappella del Pianto, Madonna col Bambino (inizio sec. XV) attribuita a Zanino di Pietro.

Piazza Umberto I. Al centro, statua di papa Clemente XIV Ganganelli. Tutt’intorno prospettano importanti edifici monumentali il Palazzo Fagnani, oggi municipio (nella sala del consiglio grande tela di Federico Zuccari del 1603: Madonna col Bambino e Santi e la famiglia Zuccari); il Teatro Zuccari; la Chiesa di Santa Caterina delle bastarde (interno rivestito di stucchi e statue raffiguranti i Dottori della Chiesa e le Virtù cardinali, della seconda metà del Seicento, opera attribuita a Tommaso Amantini; grande altare con la Decollazione di Santa Caterina, di Raffaello Schiaminossi); Chiesa di San Filippo, a pianta ottagonale, eretta nel 1605 (altari lignei dorati; tela di Gian Giacomo Pandolfi, Federico Ubaldo Della Rovere raccomandato alla Madonna; Madonna immacolata, attribuita a Lorenzo Ghiberti; cupola affrescata da August Albrecht Wallenstein).

Presso il cimitero, Chiesa e Convento di Santa Maria degli Angeli, rinascimentale, in laterizi con nartece a sette arcate; nell’interno, altari lignei dorati e due tele preziose: Madonna degli Angeli di Taddeo Zuccari e Visita di Maria a Sant’Elisabetta di Domenico Peruzzini (1669).


SASSOCORVARO

SASSOCORVARO

Antico paese disteso su una ripida altura a guardia della valle del Foglia, noto per l’imponente Rocca degli Ubaldini, attribuita a Francesco di Giorgio Martini o ad Antonio di Martino Stefanini da Bellinzona, costruita tra il 1474 il 1477 a pianta a forma di testuggine, stretta tra possenti torrioni cilindrici. Nelle sale interne, con portali, stemmi e camini, è allestito il Museo della Rocca Ubaldinesca (pinacoteca) e l’Arca dell’Arte, raccolta di riproduzioni di dipinti famosi provenienti da tutta Italia (circa diecimila), qui nascosti durante la seconda guerra mondiale per proteggerli dalle ruberie naziste.

Nella Chiesa collegiata di San Giovanni Battista, ricostruita nel 1921, bassorilievi dei secc. XIV-XV alla mensa d’altare e nel presbiterio (Storie di San Giovanni Battista) e affresco staccato di scuola sanseverinate del sec. XV (Madonna col Bambino).

Nella frazione di Mercatale, situata su un breve promontorio che si protende sul lago artificiale, è la Chiesa di San Michele Arcangelo, con belle tele.

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SASSOCORVARO


Antico paese disteso su una ripida altura a guardia della valle del Foglia, noto per l’imponente Rocca degli Ubaldini, attribuita a Francesco di Giorgio Martini o ad Antonio di Martino Stefanini da Bellinzona, costruita tra il 1474 il 1477 a pianta a forma di testuggine, stretta tra possenti torrioni cilindrici. Nelle sale interne, con portali, stemmi e camini, è allestito il Museo della Rocca Ubaldinesca (pinacoteca) e l’Arca dell’Arte, raccolta di riproduzioni di dipinti famosi provenienti da tutta Italia (circa diecimila), qui nascosti durante la seconda guerra mondiale per proteggerli dalle ruberie naziste.

Nella Chiesa collegiata di San Giovanni Battista, ricostruita nel 1921, bassorilievi dei secc. XIV-XV alla mensa d’altare e nel presbiterio (Storie di San Giovanni Battista) e affresco staccato di scuola sanseverinate del sec. XV (Madonna col Bambino).

Nella frazione di Mercatale, situata su un breve promontorio che si protende sul lago artificiale, è la Chiesa di San Michele Arcangelo, con belle tele.


SENIGALLIA (AN)

SENIGALLIA (AN)

Signorile località balneare ed elegante cittadina legata alla storia del Ducato di Urbino e in seguito alla dominazione pontificia, di cui sono insigne testimonianza la Rocca Roveresca, il Palazzetto Baviera con gli stucchi del Brandani, la Chiesa di Santa Croce con il suo interno rivestito di decorazione lignea dorata includente un capolavoro del Barocci (Deposizione dalla Croce). È patria di papa Pio IX Mastai Ferretti, le cui memorie sono raccolte nella Casa museo della famiglia.

Di grande qualità la gastronomia a base di pesce, sia tradizionale, sia di ricerca.

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SENIGALLIA (AN)


Signorile località balneare ed elegante cittadina legata alla storia del Ducato di Urbino e in seguito alla dominazione pontificia, di cui sono insigne testimonianza la Rocca Roveresca, il Palazzetto Baviera con gli stucchi del Brandani, la Chiesa di Santa Croce con il suo interno rivestito di decorazione lignea dorata includente un capolavoro del Barocci (Deposizione dalla Croce). È patria di papa Pio IX Mastai Ferretti, le cui memorie sono raccolte nella Casa museo della famiglia.

Di grande qualità la gastronomia a base di pesce, sia tradizionale, sia di ricerca.


TALAMELLO (RN)

TALAMELLO (RN)

Il centro abitato, benché rimodernato, conserva l’antica disposizione urbanistica. Chiesa di San Lorenzo: Croce dipinta (1309-1314), attribuita a Giovanni da Rimini, e affreschi di scuola romagnola dei secc. XV e XVI. Gemma preziosa è la cosiddetta Cella, una solitaria cappella in laterizi preso il cimitero, che contiene il più importante ciclo di affreschi del Montefeltro, eseguiti da Antonio Alberti da Ferrara intorno al 1437, in raffinato stile tardo gotico: Adorazione dei Magi, Santi, Annunciazione, Madonna in trono col Bambino, Presentazione al Tempio, Evangelisti.

Talamello è patria del compositore Amintore Galli, autore di opere, ma divenuto celebre per aver scritto la musica dell’Internazionale Socialista.

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TALAMELLO (RN)


Il centro abitato, benché rimodernato, conserva l’antica disposizione urbanistica. Chiesa di San Lorenzo: Croce dipinta (1309-1314), attribuita a Giovanni da Rimini, e affreschi di scuola romagnola dei secc. XV e XVI. Gemma preziosa è la cosiddetta Cella, una solitaria cappella in laterizi preso il cimitero, che contiene il più importante ciclo di affreschi del Montefeltro, eseguiti da Antonio Alberti da Ferrara intorno al 1437, in raffinato stile tardo gotico: Adorazione dei Magi, Santi, Annunciazione, Madonna in trono col Bambino, Presentazione al Tempio, Evangelisti.

Talamello è patria del compositore Amintore Galli, autore di opere, ma divenuto celebre per aver scritto la musica dell’Internazionale Socialista.


URBANIA

URBANIA

Antichissima cittadina carica di memorie storiche e centro d’arte di primaria importanza, la “capitale” dell’alta vallata del Metauro, già sede vescovile. Cambiò tre volte il toponimo: Castel delle Ripe, Castel Durante, infine Urbania. È celebre per la tradizione della raffinata maiolica rinascimentale, che tuttora perdura; le ceramiche di Castel Durante compaiono nei più importanti musei del mondo. La visita richiede attenzione e competenza, ma vale la pena soffermarsi il tempo necessario.

L’assetto urbanistico a griglia, le vie porticate, il colore rosso del mattone, ne fanno un compatto centro storico circondato da un’ansa del Metauro che ne accresce la suggestione visiva.

Palazzo Ducale. Fu residenza di Montefeltro e dei Della Rovere. Vi dimorò l’ultimo duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere negli ultimi anni della sua vita. Attorno al Cortile d’onore (1454), ad archi su colonne con capitelli gotici, opera di Giorgio Orsini da Sebenico, si sviluppa il vasto complesso a cui lavorarono successivamente i grandi architetti Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga. È sede del Museo Civico, tra i più importanti del territorio: possiede 746 disegni autografi del Barocci, degli Zuccari, del Guerrieri, del Pandolfi, del Cantarini e altri; circa 2000 stampe di incisori fiamminghi, italiani e francesi dei secc. XVI-XVIII, solo in parte esposti (fra tutti Il Trionfo di Carlo V, teoria di 40 fogli che celebrano l’incoronazione imperiale, 1530). Le raccolte museali comprendono una Pinacoteca (collezione di dipinti vanta ottimi ritratti dei nobili della corte roveresca), una collezione di ceramiche, una ricchissima raccolta di carte geografiche includenti due Globi di Gerardo Mercatore (Sfera terrestre e Sfera celeste) del sec. XVI.

La Bibliteca Comunale possiede 35000 volumi, incunaboli e numerose cinquecentine, inclusa una delle prime Bibbie a stampa.

Cattedrale di San Cristoforo. Rimaneggiata in stile neoclassico, ha all’interno una preziosa Croce dipinta di Pietro da Rimini (1320); al tabernacolo urna di san Cristoforo opera di Antonio del Pollaiolo: tra le varie tele (Picchi, Ridolfi, Peruzzini), da notare la Pentecoste, di Giustino Episcopi (sec. XVI), massimo esponente del così detto manierismo metaurense.

Museo Diocesano. Sistemato nell’ex palazzo vescovile, comprende una ragguardevole collezione di ceramiche che documenta l’attività degli artisti durantini dal sec. XIII al XX. Inoltre: reperti di età romana, sculture, dipinti e affreschi staccati (Giustino Episcopi, Ascensione di Cristo, 1558; Crocifissione, 1574) e altri dipinti del manierismo metaurense (F. Zuccari, Pandolfi, Picchi, Peruzzini).

Palazzo Comunale. Attuale sede del municipio eretto dal 1543 al 1557, ha nobile facciata in laterizi affiancata da un’alta Torre civica (m. 32,30). Prospetta su una piazza da cui si diramano la Via Filippo Ugolini e la Via Bramante, a portici bassi, e terminano entrambe a due alti ponti (rispettivamente Ponte di Porta Celle e Ponte dei Cocci), che varcano l’ansa del Metauro, e offrono vedute e scorci di grande effetto.

Chiesa di Santa Caterina. Risalente al 1522, sede della Confraternita degli artisti, è interamente rivestita di stucchi decorativi includenti dipinti (Storie di Santa Caterina di Lucio Dolci), statue dei Profeti di Tommaso Amantini e Raffaele Raffaelli (sec. XVII).

Chiesa di San Francesco. Ristrutturata nel sec. XVIII, conserva notevoli pale d’altare:  Presepe e Assunzione della Vergine di Giorgio Picchi (Sec. XVI), Adorazione dei Magi di Giustino Episcopi (1558).

Chiesa dei Morti. Preceduta da un bel portale ogivale a rilievi, è nota per le mummie naturali (sec. XVI e successivi), conservate nell’ambiente retrostante la chiesa. Decollazione di San Giovanni, di manierista metaurense e Martirio di Santa Lucia del Picchi.

Oratorio del Carmine. Minuscolo oratorio in Via Roma, stretto tra moderni edifici, interamente affrescato da Giorgio Picchi con le Storie della Vergine; sull’altare, raro e prezioso affresco attribuito a Giuliano da Rimini, Madonna col Bambino (inizio sec. XIV).

Oratorio del Corpus Domini. L’interno cinquecentesco è una sorta di antologia del manierismo metaurense: vi lavorarono Raffaellino del Colle (Sacra Famiglia, Profeti, Sibille, Cristo risorto e Madonna del Velo), Giustino Episcopi (Profeta Isaia), Giorgio Picchi (Ultima Cena).

Chiesa di San Giovanni Battista del Barco. Fuori città, in direzione Sant’Angelo in Vado. Imponente struttura in stile vanvitelliano ricostruita su un precedente edificio, che campeggia solitaria in una piana sullo sfondo delle colline. Fu il parco venatorio ducale e luogo di ristoro spirituale dei duchi. Agli altari della chiesa, grandi tele di Sebastiano Conca (1763). Il Barco è oggi sede delle attività e dei laboratori di ceramica e di artigianato artistico del Museo Civico, tenuti in collaborazione con l’Associazione Amici della Ceramica.

Santuario del SS.mo Crocifisso di Battaglia.Chiesa settecentesca a pianta centrale, con cupola ottagonale, facciata scandita da lesene e preceduta da un semplice pronao, di classica eleganza. Vi si venera l’immagine miracolosa della Crocifissione con la Vergine e S. Giovanni Evangelista.

Da Urbania si può raggiungere in pochi minuti Peglio, borgo arroccato su uno sperone in posizione panoramica, ove è una torre civica, rimaneggiata. Nella Chiesa di San Fortunato, Madonna col Bambino e i santi Mustìola, Margherita e Torpeto (1630), di Domenico Peruzzini.

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URBANIA


Antichissima cittadina carica di memorie storiche e centro d’arte di primaria importanza, la “capitale” dell’alta vallata del Metauro, già sede vescovile. Cambiò tre volte il toponimo: Castel delle Ripe, Castel Durante, infine Urbania. È celebre per la tradizione della raffinata maiolica rinascimentale, che tuttora perdura; le ceramiche di Castel Durante compaiono nei più importanti musei del mondo. La visita richiede attenzione e competenza, ma vale la pena soffermarsi il tempo necessario.

L’assetto urbanistico a griglia, le vie porticate, il colore rosso del mattone, ne fanno un compatto centro storico circondato da un’ansa del Metauro che ne accresce la suggestione visiva.

Palazzo Ducale. Fu residenza di Montefeltro e dei Della Rovere. Vi dimorò l’ultimo duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere negli ultimi anni della sua vita. Attorno al Cortile d’onore (1454), ad archi su colonne con capitelli gotici, opera di Giorgio Orsini da Sebenico, si sviluppa il vasto complesso a cui lavorarono successivamente i grandi architetti Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga. È sede del Museo Civico, tra i più importanti del territorio: possiede 746 disegni autografi del Barocci, degli Zuccari, del Guerrieri, del Pandolfi, del Cantarini e altri; circa 2000 stampe di incisori fiamminghi, italiani e francesi dei secc. XVI-XVIII, solo in parte esposti (fra tutti Il Trionfo di Carlo V, teoria di 40 fogli che celebrano l’incoronazione imperiale, 1530). Le raccolte museali comprendono una Pinacoteca (collezione di dipinti vanta ottimi ritratti dei nobili della corte roveresca), una collezione di ceramiche, una ricchissima raccolta di carte geografiche includenti due Globi di Gerardo Mercatore (Sfera terrestre e Sfera celeste) del sec. XVI.

La Bibliteca Comunale possiede 35000 volumi, incunaboli e numerose cinquecentine, inclusa una delle prime Bibbie a stampa.

Cattedrale di San Cristoforo. Rimaneggiata in stile neoclassico, ha all’interno una preziosa Croce dipinta di Pietro da Rimini (1320); al tabernacolo urna di san Cristoforo opera di Antonio del Pollaiolo: tra le varie tele (Picchi, Ridolfi, Peruzzini), da notare la Pentecoste, di Giustino Episcopi (sec. XVI), massimo esponente del così detto manierismo metaurense.

Museo Diocesano. Sistemato nell’ex palazzo vescovile, comprende una ragguardevole collezione di ceramiche che documenta l’attività degli artisti durantini dal sec. XIII al XX. Inoltre: reperti di età romana, sculture, dipinti e affreschi staccati (Giustino Episcopi, Ascensione di Cristo, 1558; Crocifissione, 1574) e altri dipinti del manierismo metaurense (F. Zuccari, Pandolfi, Picchi, Peruzzini).

Palazzo Comunale. Attuale sede del municipio eretto dal 1543 al 1557, ha nobile facciata in laterizi affiancata da un’alta Torre civica (m. 32,30). Prospetta su una piazza da cui si diramano la Via Filippo Ugolini e la Via Bramante, a portici bassi, e terminano entrambe a due alti ponti (rispettivamente Ponte di Porta Celle e Ponte dei Cocci), che varcano l’ansa del Metauro, e offrono vedute e scorci di grande effetto.

Chiesa di Santa Caterina. Risalente al 1522, sede della Confraternita degli artisti, è interamente rivestita di stucchi decorativi includenti dipinti (Storie di Santa Caterina di Lucio Dolci), statue dei Profeti di Tommaso Amantini e Raffaele Raffaelli (sec. XVII).

Chiesa di San Francesco. Ristrutturata nel sec. XVIII, conserva notevoli pale d’altare:  Presepe e Assunzione della Vergine di Giorgio Picchi (Sec. XVI), Adorazione dei Magi di Giustino Episcopi (1558).

Chiesa dei Morti. Preceduta da un bel portale ogivale a rilievi, è nota per le mummie naturali (sec. XVI e successivi), conservate nell’ambiente retrostante la chiesa. Decollazione di San Giovanni, di manierista metaurense e Martirio di Santa Lucia del Picchi.

Oratorio del Carmine. Minuscolo oratorio in Via Roma, stretto tra moderni edifici, interamente affrescato da Giorgio Picchi con le Storie della Vergine; sull’altare, raro e prezioso affresco attribuito a Giuliano da Rimini, Madonna col Bambino (inizio sec. XIV).

Oratorio del Corpus Domini. L’interno cinquecentesco è una sorta di antologia del manierismo metaurense: vi lavorarono Raffaellino del Colle (Sacra Famiglia, Profeti, Sibille, Cristo risorto e Madonna del Velo), Giustino Episcopi (Profeta Isaia), Giorgio Picchi (Ultima Cena).

Chiesa di San Giovanni Battista del Barco. Fuori città, in direzione Sant’Angelo in Vado. Imponente struttura in stile vanvitelliano ricostruita su un precedente edificio, che campeggia solitaria in una piana sullo sfondo delle colline. Fu il parco venatorio ducale e luogo di ristoro spirituale dei duchi. Agli altari della chiesa, grandi tele di Sebastiano Conca (1763). Il Barco è oggi sede delle attività e dei laboratori di ceramica e di artigianato artistico del Museo Civico, tenuti in collaborazione con l’Associazione Amici della Ceramica.

Santuario del SS.mo Crocifisso di Battaglia.Chiesa settecentesca a pianta centrale, con cupola ottagonale, facciata scandita da lesene e preceduta da un semplice pronao, di classica eleganza. Vi si venera l’immagine miracolosa della Crocifissione con la Vergine e S. Giovanni Evangelista.

Da Urbania si può raggiungere in pochi minuti Peglio, borgo arroccato su uno sperone in posizione panoramica, ove è una torre civica, rimaneggiata. Nella Chiesa di San Fortunato, Madonna col Bambino e i santi Mustìola, Margherita e Torpeto (1630), di Domenico Peruzzini.