Itinerario 1

Cartina Itinerario 1

Itinerario Trekking 1 - Percorso paesaggistico dei Sassi - Partenza Miratoio

Miratoio Sasso Simone e Simoncello Case Barboni

Dislivello: 400 m - Difficoltà:E

Sentieri CAI: 17 - 118 - 61

Duration 5h 15 min.

 

Il sentiero prende avvio dal centro di Miratoio, uno dei paesi più caratteristici dell’intera area del Parco, in quanto le sue abitazioni sono state realizzate quasi esclusivamente con la roccia del posto.

A Miratoio, infatti, c’era una cava di pietra serena (arenaria molto cementata) che era utilizzata nell’edilizia sin dai tempi passati; arrivano da qui, ad esempio, le pietre che sono servite per la costruzione del Palazzo dei Principi di Carpegna.

Percorrendo il sentiero CAI 17 che aggira il Poggio di Miratoio sulla destra, si entra all’interno del poligono militare che in estate è utilizzato come pascolo, grazie alla sua recinzione.

Oltrepassata la recinzione si sale seguendo il crinale attraverso una zona di pascolo costituita principalmente da arbusti di rosa canina e ginepro.

Superato il tratto più ripido si arriva in prossimità di un enorme masso dal colore rossastro, detto appunto il Sasso Rosso.

Questo masso, affiancato da una roverella, che sembra quasi volerlo fermare, è piuttosto singolare per la sua sfericità e la sua posizione; sembra, infatti, che stia per rotolare da un momento all’altro.

Proseguendo lo sguardo è catturato dalla presenza del Sasso Simoncello con alla base i suoi coloratissimi calanchi.

E’ da questo sentiero che si ha la possibilità di osservare alcuni dei più belli fra questi spettacolari modellamenti del terreno ad opera delle acque dilavanti.

Entrando nel bosco ci si trova ad attraversare un paesaggio fiabesco, fatto di tronchi contorti di faggi, aceri, ornielli, carpini e cerri; ma anche di enormi cespugli di agrifoglio.

In primavera il sottobosco è ricco si primule e viole, per poi lasciare il posto alle fioriture del giglio martagone ed infine in autunno ai tappeti di ciclamini e delle numerose specie di funghi.

Arrivati all’incrocio con il sentiero CAI 118 proseguire a destra fino a giungere al valico fra i due Sassi, detto il cancellino, forse perché in questo punto passa il confine fra la regione Marche e la Toscana.

Da questo punto se lasciate il sentiero principale e vi dirigete nella radura a sinistra, in prossimità di numerosi massi, potrete osservare la sommità del Sasso Simone.

Il sentiero inizia a scendere, si fa più stretto e rimane all’interno del bosco fino ad una radura, probabilmente causata da una frana di massi, dalla quale si possono vedere sia il Sasso Simone che il Simoncello.

E’ facile da qui osservare i gheppi che lasciano i loro nidi sulla parete rocciosa per andare alla ricerca di qualche preda.

Continuando dopo qualche centinaio di metri si esce dal bosco e si costeggiano altri calanchi, molto più ricchi di frammenti rocciosi.

Il paesaggio che ci si trova davanti svoltando a sinistra e seguendo sempre il sentiero CAI 17 è davvero unico.

Un’enorme frana di crollo interessa tutto il versante Sud del Sasso Simone ed ai suoi piedi si estende un enorme fiume di roccia che scende fra i calanchi per più di un chilometro.

Spesso definiti come “giganti con i piedi d’argilla” i Sassi Simone Simoncello, sono, in effetti, due massicci calcarei (formazione del Calcare di San Marino), appoggiati su uno strato di argilla (formazione delle Argille Varicolori), lo scalzamento alla base dovuto all’erosione delle acque dilavanti provoca continui crolli di massi che vanno ad alimentare la frana alla base.

Attraversando la frana si possono vedere numerosi fossili.

Da qui risalendo in direzione del Sasso Simone, si può vedere il grande faggio, posto come sentinella sul crinale.

Giunti al faggio è difficile resistere alla tentazione di abbracciarlo e di sedersi per qualche minuto sotto la sua ampia chioma.

I suoi rami contorti testimoniano le intemperie affrontate nella sua lunga vita passata a far la guardia alla strada che conduce sul Sasso Simone.

Lo sguardo si affaccia nuovamente sul versante marchigiano e nelle giornate nitide è possibile vedere il mare fino al Monte Conero.

Da qui in pochi minuti seguendo ciò che resta dell’antica strada selciata si raggiunge la sommità del Sasso Simone, dove si trovano ancora i resti della famosa Città del Sole, fatta erigere nella metà del sedicesimo secolo da Cosimo I de’ Medici.

Si consiglia di fare il giro dell’intero rilievo con molta attenzione e di non lasciare il sentiero, sono infatti presenti numerose spaccature non segnalate.

Il panorama a 360 gradi di cui si può godere da questo luogo ne spiega la sua storia e l’ambizioso progetto di farci una città-fortezza.

Tuttavia questo rilievo non è mai stato di qualcuno per un lungo tempo, come fosse destinato a non esserlo per rimanere terra di nessuno ma piuttosto luogo di rispetto da parte di tutti.

Proseguire per il sentiero che conduce a Case Barboni.

Scendere lungo il sentiero percorso all’andata lungo la frana e instead ofsvoltare a destra e ritornare all’interno del bosco, continuare diritti per il sentiero CAI 61.

Il sentiero è facilmente riconoscibile e in 30 minuti circa permette di giungere al piccolo borgo di Case Barboni.

Si potranno così attraversare i calanchi, molto simili a quelli visti nel versante Sud del Sasso Simoncello.

Quando si arriva al termine dei calanchi, in prossimità di un passo sulla sinistra, è necessario scavalcare la recinzione del poligono militare e scendere lungo una vecchia mulattiera (a destra c’è una stazione meteorologica).

La caratteristica del borgo è una casa posta all’arrivo sulla destra, che ha un ballatoio con delle colonne che si pensa fossero dell’antica Abbazia di San Michele che nel medioevo era stata eretta sulla sommità del Sasso Simone.

 

I calanchi

Quando cominciano a formarsi dei solchi nei terreni teneri, l’erosione rapidamente si accentua, le incisioni si approfondiscono e si allungano a ritroso, ramifi- candosi e moltiplicandosi.

Questo processo può in molti casi estendersi ad interi versanti, suddividendoli in una rete di vallecole, separate da strette creste con microversanti nudi in rapida evoluzione.

È questo il tipico paesaggio a calanchi (chiamati dai locali “i cretoni”) diffuso in aree con terreni argillosi.

Un calanco tipico è una valletta ripida con versanti anch ’essi ripidi e spogli.

Sasso Simone, versante toscano.

L’acqua piovana agisce sull’argilla asportando le lamelle staccate dal disseccamento, le spappola e porta con se in sospensione tutto questo materiale lungo il solco al centro della vallecola, approfondendolo, dando luogo così a vere e proprie colate di fango.

I calanchi si dispongono solitamente in gruppi organizzati confluenti in alvei maggiori.

Spesso i calanchi si presentano sui versanti esposti a Sud.

Si è pensato di spiegare questo fe Nameno con cause climatiche (disseccamento rapido sui versanti a Sud, quindi maggiori difficoltà di attecchimento da parte della vegetazione; prolungata umidità e vegetazione più persistente su quelli a nord), ma non è sempre questa la causa, infatti, molte volte questi orientamenti preferenziali si spiegano con ragioni strutturali, cioè per la giacitura degli strati argillosi.

Nell’area a Sud dei due Sassi e nella località detta “Peschio” spettacolari calanchi si sono impostati sui terreni della formazione delle Argille Varicolori, dando origine ad un paesaggio dall’aspetto lunare; un alternarsi di creste e vallecole, reso ancor più caratteristico dai colori dell’argilla che disegnano fiammate rosse, cucuzzoli biancastri o neri, cosparsi in molti punti di minerali, quali baritina, calcite sotto svariate forme, manganese, zolfo, pirite, ecc.